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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 21, 2017

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(23-24.11.13) “Differenti, non diseguali”. O.d.G. Approvato al congresso provinciale di Rifondazione Comunista

ODG – congresso PRC 2013 Federazione di Bergamo –

Presentato dalla compagna Laura Tonoli e approvato all’unanimità

DIFFERENTI NON DISEGUALI, LE DONNE NEL CUORE DELLA CRISI

Nell’attuale e drammatica crisi economica, sociale, culturale, democratica prodotta da un uso strumentale del debito pubblico a sua volta derivabile dal sistema finanziario liberista basato sullo sfruttamento di risorse umane ed ambientali,  è irrinunciabile, se si vogliono davvero comprendere la natura e la funzione della crisi, non rimuovere la categoria di genere per analizzare la realtà  in modo sistemico  tenendo conto delle differenze che segnano la condizione materiale e simbolica di donne ed uomini, perseguire  l’obiettivo politico che RIEQUILIBRI LE diseguaglianze DI GENERE: un deficit democratico a tutti gli effetti.

L’origine è lontana, sostenuta ed alimentata da un sistema binario, fondato capitalismo e patriarcato, rafforzato da latenza di laicità nella vita reale delle donne, che le declina a ruoli subalterni nella vita  pubblica quanto in quella privata.

Le conquiste legislative verso l’autodeterminazione ormai del secolo scorso:parità salariale, divorzio, riforma del diritto di famiglia, IGV o 194, pari opportunità, violenza sessuale, congedi parentali e femminicidio  sono state scarsamente rese sostanziali, basti pensare alla vanificazione della stessa 194 (ma anche per la Ru 486)  che, per un preciso intento politico ( lottizzazione della sanità), vede prevalere l’obiezione di coscienza di figure sanitarie che vanno dal medico/a specialista al portantino/a con percentuali che toccano il 90% differenziate di poco tra nord e sud Italia.

Le politiche economiche e sociali neoliberiste sono state caratterizzate da un processo di “femminilizzazione” del lavoro salariato ossia  la diffusione delle modalità di lavoro storicamente destinate alle donne: precarietà, flessibilità, dequalificazione inadeguata retribuzione esordendo con un fenomeno paradossale ed odioso definibile come povertà generata dal lavoro stesso.

Nel contempo i tagli ai servizi alla persona, alla scuola pubblica, alla sanità pubblica praticati nel nome di questa epocale crisi economica’  intrapresi con sempre maggior ferocia, demoliscono un sistema welfare per addossarlo di fatto in prevalenza alle donne a causa di una diseguale distribuzione fra i generi dei lavori “invisibili” e gratuiti, di riproduzione domestica e cura, altrimenti delegati ad altre donne ancora più ricattabili e sfruttabili: le migranti/badanti/colf.

In questo quadro d’arretratezza complessiva per la qualità della vita delle donne proletarie fra i proletari, è allarmante il fenomeno del femminicidio, in cui chiaramente emerge la conflittualità estrema fra i sessi intrappolati  in ruoli e stereotipi riferibili a meri rapporti di possesso. Solo recentemente e su pressione incalzate,  si è legiferato per contenere l’abominio, ma ancora una volta si predilige la repressione rispetto all’educazione, alla formazione,  alla trasformazione culturale che abbia al centro l’autodeterminazione dei soggetti che sono cittadini e cittadine dunque risorse da liberare per il bene ultimo comune ed  inalienabile: l’eguaglianza nelle differenze.

Lo sdoganamento massmediatico della mercificazione dei corpi delle donne ha generato non già la libertà sessuale, ma un’ulteriore barbarie ed ambivalenza in cui l’accesso alle cariche pubbliche è strettamente legato alla degenerazione tra sesso-potere-politica convivendo con l’egemonia familista intesa nella sua forma più tradizionale ed escludente. Le famiglie sono rapporti affettivi, tra uomini e donne, tra donne e donne, tra uomini e uomini in quanto gli orientamenti sessuali sono una risorsa ed una declinazione della libertà individuale che non trova altro che omofobia discriminante e becera.

La laicità dunque deve trovare spazio politico parimenti ai programmi che contemplino un processo di trasformazione della realtà’attuale che abbia l’ampio orizzonte del superamento del  neoliberismo e del patriarcato non riformabili, a partire dal cambiamento soggettivo per arrivare a quello sociale, economico e culturale scandagliando fra i desideri di uomini e donne liberi dai bisogni materiali ed alienanti.

Per tutte queste ragioni le donne oggi sono nel cuore del conflitto. E siccome il femminismo le ha rese meno pazienti e meno disponibili al sacrificio sono proprio le donne che potrebbero, oggi, costruire quel movimento  necessario al mutamento della realtà.

Laura Tonoli

C’era alta

Sul ramo più alto di un albero

Una mela rossa.

Dai coglitori fu dimenticata.

Dimenticata? No, non fu raccolta.

Saffo

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