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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | December 16, 2017

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Dibattito congressuale. Linda Santilli: Quale congresso vogliamo fare?

Qualche riflessione sul congresso di Rifondazione comunista.

Quale congresso vogliamo fare?  Contributo di Linda Santilli

Il congresso di un partito politico è, o dovrebbe essere, lo spazio democratico per eccellenza in cui viene consegnata la parola agli iscritti e alle iscritte per decidere gli orientamenti futuri della propria organizzazione. Per quanto ci riguarda, se il confronto tra noi sarà vero e leale, cioè capace di valorizzare tutte le posizioni presenti senza mistificarle, è possibile che produrrà frutti positivi, diversamente è quasi certo che si trasformerà in una occasione autodistruttiva per il partito e politicamente insignificante per la società.

Quale congresso vogliamo fare?

Di sicuro concordiamo tutti sulla necessità di svolgere un congresso vero. Bene, allora dobbiamo essere leali, non cambiare le carte in tavola, non leggere B là dove è scritto A, e non fare il processo alle intenzioni.

Ci sono 3 documenti alternativi e 6 emendamenti al documento 1. Questo è il materiale su cui confrontarci, non altro.

Sono tra coloro che ha sottoscritto in sede di Cpn il documento 1 condividendone il profilo generale e larghissima parte del suo contenuto. Sui due punti non condivisi ho/abbiamo presentato due emendamenti.

Detto per inciso: non sono gli emendamenti di Essere comunisti, ma di tanti e tante che provengono da aree diverse, tra cui Essere comunisti, o da nessuna area.

Gli emendamenti dunque: uno riguarda l’unità della sinistra, l’altro il tema del rinnovamento del partito e dei gruppi dirigenti.

Le ragioni di quegli emendamenti sono scritte con estrema chiarezza eppure ci vengono attribuite posizioni politiche e intenzioni estranee, se non incompatibili, sia al documento che abbiamo sottoscritto, sia agli emendamenti stessi presentati.

I cavalli di battaglia che vengono utilizzati per contrastare questi due emendamenti sono essenzialmente due: l’alleanza presunta con Il Pd e lo scioglimento presunto di rifondazione comunista.

Ma quale alleanza con il Pd? Noi rafforziamo l’obiettivo strategico di costruire una sinistra d’alternativa sul modello di quella che c’è in tutta Europa. Infatti abbiamo sottoscritto il documento 1 che già chiarisce ampiamente in altre tesi (es: la n. 11) il rapporto con il Pd. Il punto di divergenza con le tesi emendate riguarda dunque non il Pd, ma il come si pratica l’unità, il come si costruisce una sinistra d’alternativa autonoma dal Pd.

Si costruisce piantando paletti, perimetrando il campo, ergendo barricate, favorendo il nostro auto isolamento fino alla scomparsa, oppure riappropriandoci di un discorso pubblico capace di parlare anche a chi non vota più, o a chi ad esempio ha votato Sel? Rodotà, Landini, Strada a chi si rivolgono secondo voi? Dire che la piazza del 12 è la nostra piazza non serve se poi non siamo in grado di parlare a quelli che erano là! Questo è in sostanza il messaggio contenuto nell’emendamento “Per l’unità della sinistra d’alternativa”.

Secondo punto: chi ha parlato di scioglimento di Rifondazione? Dove sta scritto?

Parlare di unità della sinistra d’alternativa – come fa il documento 1 in ogni sua parte – significa forse sciogliere Rifondazione? Evidentemente no. Allora perché mai porre in discussione l’unità di due partiti comunisti dentro un processo più ampio di unità della sinistra dovrebbe condurre allo scioglimento?

Perché si vuole cambiare l’oggetto della discussione agitando uno spettro invece di discutere dell’essenziale?

Terzo punto: c’è infine l’emendamento sul rinnovamento dei gruppi dirigenti (tesi n.9). E qui non è chiara la linea d’attacco: se sia l’aver anche noi tristemente introiettato la logica leaderistica o rottamatoria in voga oppure se sia il volere un gruppo dirigente rinnovato nel senso che ci condurrà tra le braccia del Pd. Siamo vittime del leaderismo per cui contano le persone e non i contenuti, oppure c’è sotto sotto uno stravolgimento della linea politica in senso moderato?

Anche qui sfugge l’essenziale. Sfugge anche che se il gruppo dirigente si fosse dimesso a febbraio noi oggi svolgeremmo un congresso più fecondo.

Ma io penso che siamo in tempo a raddrizzare il tiro, a far prevalere appunto la lealtà nella discussione per trovare insieme uno sbocco positivo che faccia scorrere nuova linfa e ci aiuti a superare le difficoltà.

Lo spirito con cui abbiamo presentato i nostri emendamenti è proprio questo. Vogliamo rilanciare Rifondazione per costruire una sinistra d’alternativa, e per farlo abbiamo bisogno di un nuovo gruppo dirigente.

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