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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | December 18, 2017

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(21.08.13) Torre Boldone – Festa in Rosso. “La legge non è uguale per Cucchi”, incontro con Rita e Giovanni, genitori di Stefano Cucchi

FESTA in ROSSO di Liberazione – Torre Boldone (bg) – 16 /25 Agosto 2013- area feste presso impianti sportivi di Viale Lombardia

Mercoledì 21 agosto, ore 21.00:

“La legge non è uguale per Cucchi” , dibattito sugli abusi in divisa. Ne parliamo con Rita e Giovanni Cucchi, genitori di Stefano Cucchi, e gli attivisti di ACAD Associazione Contro gli Abusi in Divisa – Onlus. Coordina: Olmo Ronzoni (Giovani Comuinisti – bg)

Durante il dibattito verrà proiettato il video documentario “148 Stefano mostri dell’inerzia”

ACAD sarà presente con un banchetto con materiali informativi.

Ecco una breve storia di Stefano:

STEFANO CUCCHI (22 OTTOBRE 2009)
Il 15 ottobre 2009 Stefano Cucchi venne trovato in possesso di alcuni grammi di hashish, cocaina e antiepilettici (il giovane era epilettico), in conseguenza di questo venne decisa la custodia cautelare, in questa data il giovane non aveva alcun trauma fisico e pesava 43 chilogrammi (per 176 cm di altezza). Il giorno dopo venne processato per direttissima, già durante il processo aveva difficoltà a camminare e a parlare, inoltre aveva degli ematomi evidenti agli occhi, il giovane parlò con suo padre pochi attimi prima dell’udienza ma non gli disse di essere stato picchiato. Nonostante le precarie condizioni del giovane, il giudice stabilì una nuova udienza da celebrare qualche settimana dopo e stabilì che il giovane avrebbe dovuto rimanere in custodia cautelare al Regina Coeli.
Dopo l’udienza le condizioni del giovane peggiorarono ulteriormente, e venne visitato all’ospedale Fatebenefratelli presso il quale vennero messe a referto lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso (inclusa una rottura della mascella), all’addome (inclusa un’emorragia alla vescica) e al torace (incluse due fratture alla colonna vertebrale). Venne quindi richiesto il suo ricovero che però venne rifiutato dal giovane stesso. In carcere le sue condizioni peggiorarono ulteriormente e morì all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre 2009, in tale data Cucchi pesava 37 chilogrammi.
Dopo la prima udienza i familiari di Stefano Cucchi cercarono a più riprese di vedere, o perlomeno conoscere le sue condizioni fisiche, senza successo. La famiglia venne a conoscenza delle condizioni fisiche di Cucchi quando un ufficiale giudiziario venne a casa loro per chiedere l’autorizzazione all’autopsia
Durante le indagini circa le cause della sua morte, un testimone ghanese dichiarò che Stefano Cucchi gli aveva detto che era stato picchiato, il detenuto Marco Fabrizi chiese di essere messo in cella con Stefano (che era solo) ma questa richiesta venne negata da un agente che fece con la mano il segno delle percosse, la detenuta Annamaria Costanzo affermò che il giovane le aveva detto di essere stato picchiato, mentre Silvana Cappuccio vide personalmente gli agenti di polizia penitenziaria picchiare Cucchi con violenza.
A causare la morte sarebbero stati i traumi conseguenti alle percosse, il digiuno (con conseguente ipoglicemia), la mancata assistenza medica, i danni epatici, e l’emorragia alla vescica che impediva la minzione del giovane.

ACAD
Acad [ Associazione Contro gli Abusi in Divisa] comincia a prendere forma idealmente già nel settembre 2005 all’indomani della morte di Federico Aldrovandi, ucciso da 4 poliziotti a Ferrara. Il caso di Aldro è solo il primo in ordine cronologico di casi di questo tipo, in questi anni si sono susseguiti diversi altri casi come quelli di Uva, Cucchi e Ferrulli. I processi per cercare verità e giustizia sono per le famiglie strazianti e molto spesso i fatti vengono distorti e insabbiati evitando così di far emergere la realtà dei fatti. Fare informazione su queste vicende è molto importante ma Acad non si limita solo a questo: si propone anche un obiettivo di prevenzione degli abusi fornendo una sorta di pronto intervento a chi dovesse subire abusi da parte delle forze dell’ordine.
L’associazione attiverà da settembre un numero verde attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 per fornire assistenza immediata a chi dovesse trovarsi in una situazione di abuso, organizzerà iniziative su tutto il territorio nazionale per sensibilizzare le persone sul tema e si batterà per imporre alle forze dell’ordine di indossare il numero identificativo sulla divisa. Acad ha bisogno di tutti perchè più siamo più sarà facile contrastare l’abuso, per questo chiediamo ai cittadini di rispondere all’appello che si trova sulla nostra pagina facebook www.facebook.com/AcadOnlus.

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