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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 21, 2017

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(03.11.12) E. Locatelli. Intervento al Consiglio Nazionale della Federazione della Sinistra

SINTESI DELL’INTERVENTO DI EZIO LOCATELLI (PRC AL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA DEL 3 NOVEMBRE A ROMA)

“In tutta evidenza molti di noi arrivano a questo incontro con degli orientamenti e dei convincimenti abbastanza definiti. Penso anch’io però che, al di là delle scelte che andremo a prendere, non dobbiamo rinunciare all’ascolto, al confronto tanto più in considerazione della complessità della situazione in cui viviamo.Detto ciò vorrei indugiare su quello che considero un punto fondamentale di analisi e di rottura dello scenario precedente da cui bisogna trarre le necessarie conseguenze. Già è stato detto della natura strutturale della crisi che stiamo attraversando. D’accordo. Oltre a ciò il problema è che siamo alla presenza di un sistema di governo che in risposta all’esaurimento di un ciclo economico espansivo porta avanti delle scelte che sono il fondamento di un ridisegno della politica e della società in senso fortemente regressivo e autoritario. Queste scelte hanno un carattere strutturale, non temporaneo, non congiunturale. Il secondo richiamo è sull’involuzione di un sistema che funziona sempre più sulla base di una linea di demarcazione – non siamo noi a tracciare questa linea di demarcazione – e di meccanismi di inclusione ed esclusione, meccanismi rispetto ai quali noi dobbiamo decidere molto semplicemente se stare dentro o se stare fuori. Quello che non mi sembra più possibile fare, pensando che questo abbia una qualche efficacia in termini di avanzamento sociale, è di tenere un atteggiamento doppio: lo stare fuori a parole e poi nei fatti lo stare dentro un quadro di alleanze con forze, che presentano certo delle varianti, ma che hanno scelto l’internità alle politiche di Monti. Pensare di potere tornare indietro da queste politiche – dopo il voto accordato a vincoli strutturali come la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, il fiscal compact – con qualche aggiustamento o condizionamento da sinistra del quadro politico mi sembra una cosa del tutto illusoria. Ai compagni Diliberto o Patta che invitano a prendere parte alla dialettica che c’è all’interno del Pd e dell’alleanza di centrosinistra vorrei dire: certo che c’è una dialettica politica in corso, innanzitutto tra Bersani e Renzi. Il tutto si svolge però all’interno di un partito che su tutta una serie di scelte di carattere economico e sociale ha ridefinito il proprio ruolo strategico in funzione del sostegno dei meccanismi di mercato a tal punto che lo stesso Bersani dice che “noi siamo alternativi alla destra non siamo alternativi a Monti”. Peraltro c’è anche Vendola che ha già fallito nella sua ipotesi di spostare il baricentro del Pd a sinistra e che comunque, per quanto riguarda le scelte che interverranno a livello parlamentare, dovrà sottostare ai vincoli di maggioranza.Detto ciò ho piena consapevolezza di una strada in salita. Le elezioni siciliane hanno confermato che per quanto ci riguarda facciamo i conti con una difficoltà espansiva della sinistra, con una difficoltà a costruire un quadro politico diverso, alternativo. Rispetto a queste difficoltà che sono innanzitutto il risultato di una sconfitta sociale oltre che di una divisione della sinistra non ci sono scorciatoie che tengano nel cielo della politica. Il problema che abbiamo è innanzitutto è di ricostruire e unire un’opinione e una forza di opposizione di pari passo alla socializzazione e alla politicizzazione del malcontento diffuso che c’è.Se io guardo ancora alle elezioni siciliane c’è un dato, tra astensioni, voto di protesta, che dice di un Pd che ha “vinto” – una vittoria di Pirro come l’ha chiamata Rossi – su un terreno che sta franando nel rapporto con i cittadini, la politica, la democrazia. Di fatto il Pd, in alleanza con l’Udc, ha ottenuto appena sei voti per ogni cento votanti. Parafrasando Gramsci noi dobbiamo decidere se collocarci in questo campo, il vecchio che muore, che è al centro di una fortissima disaffezione e protesta antisistema oppure se cimentarci nel costruire il nuovo, il cambiamento, che fatica a nascere. Per quanto mi riguarda non ho dubbio alcuno: sto dalla parte del nuovo e del cambiamento, di un’idea di unità e di autonomia della sinistra, con tutte le difficoltà del momento”. (Ezio Locatelli, Roma, 3 novembre 2012)

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