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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | December 17, 2017

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(16.08.12) Prc/Fds Bergamo. “I comunisti e la crisi”

* LOTTARE CONTRO IL GOVERNO MONTI
* COSTRUIRE L’OPPOSIZIONE SOCIALE E POLITICA DELLA SINISTRA

di Francesco Macario, segretario Prc-Bergamo

La crisi sta attanagliando il Paese, gli enti locali, le famiglie e i singoli. Non è una crisi di scarsità, ma di redistribuzione e dunque l’unica via d’uscita sta in una radicale redistribuzione della ricchezza e del lavoro.
Esiste un’altra strada? A riprova basta costatare i risultati raggiunti dai tecnici liberali/liberisti (sostenuti da Pd, centristi e Pdl) che costituiscono il governo Monti. In nove mesi di “riforme” la montagna del debito pubblico italiano si è fatta ancora più alta passando da 1.897 miliardi  nel dicembre 2011 ai 1.966 di oggi.
Il governo Monti oggi appare nella sua piena luce di «governo ideologico», come la malattia che vuol curare i sintomi e acuisce le cause che ne sono all’origine, secondo il vecchio ritornello – oggi tragicamente fallimentare – per cui prima si fa il “risanamento” e poi la crescita.
Ma la crisi presente nasce proprio dalla sproporzione fra l’immensa ricchezza prodotta a livello mondiale e la ridotta capacità della domanda di attingerla. Troppe merci a fronte di redditi popolari e di ceti medi in ritirata, così che la politica di austerità rende più grave la crisi perché ne alimenta le cause, come vanno ripetendo da mesi anche Premi Nobel come Stiglitz e Krugman .
Forse qualcuno dovrebbe rammentare ai dirigenti del Pd che in autunno le condizioni economiche generali del Paese saranno peggiorate, e che agli occhi degli italiani il perdurante sostegno a Monti finirà col rendere il Pd interamente corresponsabile di un fallimento di vasta portata, facendolo apparire come parte indistinguibile del mucchio castale che manda in rovina il Paese.
In Italia e in Europa  la necessità è quella dell’alternativa, della rottura con il pensiero e la politica unica fatta di austerità, tagli alla spesa pubblica, distruzione dei diritti del lavoro. E il governo Monti non è una parentesi, ma un governo costituente tanto che alcuni suoi provvedimenti costringeranno in futuro a seguire la stessa linea, come con il fiscal compact, per esempio, che obbliga l’Italia a tagliare 45 miliardi all’anno per venti anni.
Il treno ha una strada obbligata, si potrà sporgere la testa dal finestrino a destra o a sinistra, ma la direzione sarà quella. L’idea del Pd secondo cui adesso si dice sempre di sì a Monti ma, finita la legislatura, si riaprirà il gioco democratico, è vuota di contenuti se non si chiarisce fin da ora che certi provvedimenti devono essere totalmente rivisti: il fiscal compact, la riforma delle pensioni, l’attacco all’articolo 18. Altrimenti il fatto che al governo ci siano le destre o il centrosinistra costituirà solo una variante ad un quadro prefissato.
Sel fa un grave errore ad aderire oggi alla proposta del Pd. In realtà l’accordo annunciato fra Pd e Sel appare essere stato concluso a prescindere e non ci sembra tenga conto delle questioni strategiche di cui sopra, mentre esiste un invitato di pietra (Casini), liberista della prima ora, che quanto a sensibilità sui diritti civili è ciò che di più distante oggi ci sia dalla sinistra.
Il Pd vuole costruire un’alleanza tra moderati e progressisti su posizioni liberiste.  Se poi questo avvenga prima o dopo le elezioni, in base all’attuale legge elettorale o a una nuova, con o senza le primarie, cambia poco. La sostanza è che la proposta del Pd non pone alcuna discontinuità con Monti, ma noi comunisti pensiamo che la maggioranza dei cittadini vogliano ben altro.
Con  l’arrivo di Monti, la gente ha ricominciato davvero a capire chi sono e cosa propongono i comunisti. Prima sembrava che il problema fosse solo sconfiggere Berlusconi, ora è chiaro che bisogna sconfiggere le politiche economiche liberiste. Come ha ben espresso Airaudo della Fiom, «Se si chiedono i voti degli italiani, si deve dire quali politiche si vogliono fare. Perché c’è il rischio che dopo le elezioni ci sia una sostanziale continuità con quello che abbiamo visto in questi anni, e che è stato pagato soprattutto dai lavoratori. Un tempo si diceva: non vogliamo morire democristiani. Oggi io non vorrei morire lettiano».
Eppure la crisi e le sue conseguenze sociali sono destinate a cambiare i rapporti di forza anche tra le formazioni politiche. Basta vedere in Grecia la parabola di consenso di Syriza, fino tre anni fa forza politica modesta (circa il 4%) ma che in pochissimo tempo è balzata al 27% grazie alla sua capacità di essere parte integrante delle lotte sociali e di dare risposte concrete ai lavoratori e ai ceti popolari colpiti dalla crisi.
Certo la sinistra italiana sconta il disastro del governo Prodi e della Sinistra arcobaleno. Dobbiamo costruire il contrario di quell’esperienza; non quattro persone in una stanza che decidono, ma un percorso  chiaro,  aperto, dal basso, dentro al quale il Prc e la sinistra siano parte di un movimento ampio.
In questa fase ancora confusa quindi la  proposta politica che oggi Rifondazione Comunista lancia a tutte le forze che si oppongono a questo governo è quella di “una coalizione dell’alternativa e della sinistra” che vada da l’Idv ai movimenti per i beni comuni, dal sindacalismo non concertativo all’associazionismo, fino ad Alba e ai compagni di Sel che vogliono seguirci.
Già il Prc è andato con coalizioni simili al voto locale vincendo come a Napoli e a Palermo. Possiamo portare quel modello a livello nazionale. Esiste quindi la possibilità di avanzare una proposta politica alternativa e di governo che non si limiti al “vaffa”, ma che abbia l’obiettivo primario di dire all’Europa che il fiscal compact non si applica e che tutto va ridiscusso.
Per questo lanciamo e sosteniamo la proposta di referendum contro la cancellazione dell’art. 18, come pure la proposta di legge di iniziativa popolare per istituire anche in Italia il reddito minimo garantito.
A settembre metteremo in campo una manifestazione contro le politiche di Monti propedeutica alla costruzione di un fronte unitario e in grado di rafforzare l’opposizione sociale lasciata sola anche dal sindacato confederale. Noi comunisti pensiamo a una proposta politica concreta e radicale che avanziamo a persone che abbiano voglia di partecipare a un percorso che si basi su soggettività e fiducia in se stessi. Quindi a settembre tutti in piazza.    (Bergamo, agosto 2012 – Francesco Macario, segretario provinciale Prc/Fds)

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