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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 21, 2018

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(04.05.2012) ALZANO LOMB.DO (bg). ASSEMBLEA NO DEBITO, NO MONTI.

BANCHE E PADRONI AFFOSSANO I DIRITTI DEI LAVORATORI. MANDIAMO A CASA IL GOVERNO MONTI.

ASSEMBLEA PUBBLICA 
VENERDI’ 4 MAGGIO – ORE 20.45
AUDITORIUM PARCO MONTECCHIO
ALZANO LOMBARDO (BG)
 
INTERVENTI:
GIORGIO CREMASCHI: presidente comitato centrale FIOM
GIOVANNA VERTOVA: economista Università di Bergamo.

A cura di: Rifondazione Comunista – Valseriana, Collettivo Politico – Alzano Lombardo, ass.ne “Arte a Sinistra”. 

Le banche private europee in 4 mesi hanno portato a casa una plusvalenza del 13% acquistando 250 miliardi di titoli di stato grazie al maxi prestito della Banca Centrale Europea che, anziché dare i soldi direttamente agli Stati, foraggia gli istituti privati al tasso ridicolo dell’1% favorendo così la speculazione finanziaria.
Nonostante gli ultimi blitz, l’Italia è al primo posto in Europa in quanto ad evasione fiscale. Il mancato introito nelle casse dello Stato è pari a 180 miliardi di € l’anno. In Italia la disoccupazione è ormai al 9,3% e dopo la controriforma delle pensioni nel nostro Paese si andrà in pensione più tardi che nel resto d’Europa.
In Italia i salari sono la metà rispetto a quelli della Germania e sempre più bassi di quelli degli altri Stati, mentre le tariffe sono fra le più alte d’Europa.
Di fronte a tutto ciò il governo Monti non trova di meglio, nel nome dell’equità e della ripresa, che colpire ulteriormente lavoratori e precari mantenendo sostanzialmente inalterate le forme dei contratti in entrata, manomettendo l’articolo 18 per facilitare i licenziamenti in uscita e smantellando il sistema di ammortizzatori e tutele sociali, inserendo il pareggio di bilancio nella Costituzione.
La natura di classe dell’attuale governo si rivela ogni giorno con nettezza e la vicenda del “mercato del lavoro” sta lì a dimostrarlo. Il governo Monti, perseguendo un progetto chiaro di regolamento dei conti al servizio del grande capitale, delle banche e delle multinazionali, sta riportando la legislazione sociale a prima delle conquiste degli anni ’70 allo scopo di destrutturare quel che resta della dimensione di classe acquisita in decenni di lotte.
La determinazione a smontare l’articolo 18 obbedisce a questa logica. L’obiettivo della riforma, al di là delle schermaglie su contratti di ingresso e ammortizzatori sociali (che vengono modificati al ribasso) è quello di abolire il reintegro nei licenziamenti illegittimi eliminando la principale forza deterrente che i lavoratori hanno nei confronti delle imprese.
Questo governo non solo inciderà profondamente sulla vita di lavoratori, pensionati, giovani e donne, ma rischia di modificare nel profondo lo spirito e la lettera della nostra Costituzione nata dalla Resistenza e fondata sul lavoro, dando vita, questa volta per davvero, ad una seconda Repubblica ispirata e regolamentata sul profitto, sugli interessi, magari di quelle 10 persone più ricche d’Italia che guadagnano quanto i 3 milioni dei nostri connazionali più poveri.

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