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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | December 16, 2017

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Appello per il 1 e il 12 maggio: due giorni di lotta per i diritti dei lavoratori

Mai come in questo momento la Costituzione della Repubblica rischia di essere travolta a partire dall’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Il valore e la natura stessa della democrazia e dei diritti del lavoro sono infatti gravemente sviliti da controriforme e manovre economiche inique, esplicitamente dettate da poteri politici e finanziari esterni al sistema istituzionale del nostro Paese.

Il Governo Monti, pur formalmente legittimato dal sostegno dalla maggioranza trasversale di un Parlamento ampiamente logorato nella propria rappresentanza e credibilità, a partire dalle stesse modalità elettorali che lo hanno espresso, agisce al di fuori di un mandato popolare.

L’introduzione del vincolo del pareggio di bilancio subordina l’esigibilità dei diritti sociali e alla salute, all’istruzione, alla previdenza e all’assistenza alle “superiori” ragioni del mercato.

Va inoltre segnalata la volontà del governo di manomettere l’articolo 18 dello Statuto dei Diritti dei Lavoratori va battuta.

L’articolo 18 è una norma elementare di civiltà che obbliga a reintegrare nel posto di lavoro chi viene licenziato ingiustamente. L’articolo 18 è per questo motivo una garanzia per ogni singolo lavoratore ed è al tempo stesso il fondamento per l’esercizio di tutti i diritti collettivi delle lavoratrici e dei lavoratori.

Se fosse eliminato ogni lavoratrice ed ogni lavoratore sarebbe in una condizione di ricatto permanente: l’azienda per cui lavora potrebbe licenziarlo perché si è battuto per il proprio contratto cioè perché vuole avere condizioni di lavoro e di salario dignitose, perché ha chiesto il rispetto delle norme sulla sicurezza e la salute, perché ha scioperato, perché dopo molti anni di lavoro ha “ridotte capacità lavorative”, perché vuole fare un figlio, perché non sta simpatico al capo, per le idee politiche che ha.

Se fosse eliminato ogni lavoratrice ed ogni lavoratore sarebbe in una condizione di precarietà, perché avere un contratto a tempo indeterminato non avrebbe più alcun valore se si può essere licenziati in ogni momento arbitrariamente.

Manomettere l’articolo 18 significa voler ridurre il lavoro a pura merce, senza libertà e dignità. Significa rendere tutti precari e ricattabili, e indebolire drammaticamente le stesse organizzazioni sindacali. All’opposto, l’articolo 18 va esteso a tutte le lavoratrici e i lavoratori, come va estesa a tutti la protezione degli ammortizzatori sociali e va istituito un reddito sociale per le disoccupate e i disoccupati. All’opposto, va cancellato il lavoro precario che serve solo ad abbattere i diritti e a rubare il futuro delle ragazze e dei ragazzi.

In generale queste politiche del governo sono tanto inique socialmente, quanto recessive e fallimentari sul terreno economico, e stanno portando il paese in un baratro senza precedenti.

Opporsi a queste politiche e concorrere alla costruzione di un modello sociale ed economico alternativo è pertanto dovere di ogni cittadina e cittadino democratici: è il compito urgente che abbiamo tutti noi in Italia ed in Europa.

Un’alternativa che contrasti effettivamente la speculazione, usata insieme al debito contratto dagli Stati per salvare speculatori ed affaristi, come una clava per distruggere i diritti sociali.

Un’alternativa volta a ridistribuire la ricchezza, a fronte della crescita scandalosa delle disuguaglianze, ad aumentare salari e pensioni, istituire il reddito sociale, riqualificare ed estendere il sistema di welfare.

Un’alternativa che si fondi sulla centralità dei diritti del lavoro, riconverta le produzioni nel segno della sostenibilità ecologica, investa nella conoscenza e nella cultura, ampli la sfera dei beni comuni sottratti al mercato, riqualifichi il pubblico a partire da un nuovo modello di democrazia e partecipazione.

Un’alternativa all’insegna di politiche di pace e cooperazione contro le logiche di guerra con la drastica diminuzione delle spese militari.

Per queste ragioni, facciamo appello a scendere in piazza prima il 1 Maggio festa dei lavoratori e poi il 12 Maggio a Roma: contro il governo, per difendere la democrazia e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. (Francesco Macario, segretario provinciale Prc/Fds – Bergamo)

  • Bergamo, 1° maggio 2012: manifestazione con concentramento alle ore 9.30 alla Piazzale della stazione Fs
  • Roma, 12 maggio: per info e prenotazioni sui pullman per la manifestazione  promossa dalla Federazione della Sinistra: c/o PRC Federazione di Bergamo, via Borgo Palazzo 84/g, tel. 035.225034 – rifondazionebergamo@yahoo.it   -  www.prcbergamo.it

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