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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 21, 2017

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(28.03.12) Bergamo. Nuovo Ospedale e Parco Agricolo: documento della Federazione della Sinistra

(28.03.12) Il documento della Federazione della Sinistra di Bergamo presentato nella conferenza stampa di oggi

Nella giornata del 28 marzo, presso la sede della Federazione della Sinistra di Bergamo, in via Enrico Fermi 6 si è tenuta una conferenza stampa di presentazione del documento sul nuovo ospedale e sul parco agricolo ecologico prodotto dalla Federazione della Sinistra.

Il documento si inquadra nell’ambito delle iniziativa “la città futura idee proposte e progetti per una città vivibile”, che si articolerà in vari incontri pubblici, che affronteranno di volta in volta vari temi sociali e politici relativi alla città di Bergamo.

La prima discussione su questo documento avverrà il giorno mercoledì 4 aprile alle ore 21, presso il Caffe Letterario in via San Bernardinon° 53.

Il documento sarà presentato dall’ing. Marco Brusa (Federazione della Sinistra).

Porterà il proprio qualificato contributo alla discussione l’ing. arch. Carla Serrano (esponente del Comitato promotore del Parco Agricolo-Ecologico).

Di seguito il testo del documento.

La Città futura” idee,proposte, progetti per una città vivibile

 La Federazione della Sinistra di Bergamo, a due anni dalle elezioni amministrative per il Comune di Bergamo, si presenta ai cittadini bergamaschi con questa iniziativa – che chiamiamo gramscianamente

“La città futura”- che elabora idee, proposte e progetti frutto di uno studio e di una elaborazione collettiva attorno all’idea di una città vivibile.

Il confronto a tutto campo, che andremo a costruire con i cittadini, le associazioni e le varie realtà territoriali, ci consentirà di mettere a fuoco la “nostra “ idea di città.

Con questa iniziativa, che si articolerà in vari incontri pubblici, affronteremo, di volta in volta, i temi specifici di Bergamo nella sua complessità, concentrando l’attenzione e la riflessione sui temi del lavoro, della vivibilità e della centralità della persona.

Il contesto urbano consolidato, le infrastrutture, lo sviluppo ipotizzato e gli aspetti urbanistici-ambientali saranno oggetto di un’attenta valutazione che ci consentirà di predisporre ed assumere le indicazioni necessarie per l’elaborazione di una proposta largamente condivisa.

DOCUMENTO SU NUOVO OSPEDALE, PARCO AGRICOLO-ECOLOGICO E PROPOSTA DI NUOVI CENTRI COMMERCIALI CON ANNESSO STADIO E PALAZZETTO DELLO SPORT

Sono molti gli argomenti relativi allo sviluppo della città di Bergamo di cui oggi si può, e si deve, parlare.

Questo comunicato ne riguarda solo un paio, non tanto perché gli altri sono meno importanti, ma perché questi due risultano fondamentali ed indissolubilmente legati sia per la vicinanza urbanistica, che per la possibilità di dare loro una evoluzione positiva e per l’importanza che ricoprono per definire il modello di sviluppo futuro della città.

IL “VECCHIO” ED IL “NUOVO” OSPEDALE

Una constatazione preliminare è necessaria prima di qualsiasi altra considerazione sull’argomento: i “vecchi” Ospedali Riuniti di Largo Barozzi sono un polo di eccellenza frutto del lavoro e degli ideali delle generazioni che ci hanno preceduto e ogni intervento a loro riguardo deve partire da questa constatazione e non da considerazioni relative solo al valore immobiliare delle aree.

Questo per mettere bene in chiaro i nostri postulati di partenza, ben diversi da quelli finora predominanti in tutta questa faccenda.

Riteniamo che il trasferimento di un polo di eccellenza debba essere effettuato solo mediante una procedura di analogo livello qualitativo e, purtroppo, sono troppe le indicazioni che mostrano come questa presunta e necessaria eccellenza nel trasloco, nonostante tutta la arrogante retorica mediatica sprecata, semplicemente non esiste.

In primo luogo suscita dubbi la modalità di trasferimento in “monoblocco” di tutta la struttura. Tale modalità prevede che si chiuda un’attività molto ben funzionante e si sostiene che la nuova sarà sicuramente migliore.

Restiamo dell’opinione che un trasferimento graduale, singolo reparto per singolo reparto, sia sicuramente più idoneo, anche perché potrebbe terminare con una “espansione” delle attività e non con un semplice “trasloco”. Sempre ammesso che si abbia davvero la volontà di potenziare il servizio pubblico.

Oltre a questo gli ultimi eventi giudiziari che hanno interessato la società appaltatrice principale del cantiere del nuovo ospedale non suscitano solo perplessità, ma vere e proprie preoccupazioni circa la qualità reale delle opere realizzate da costoro. Si ritiene pertanto necessario un riesame completo dell’intero ciclo progettuale e costruttivo prima di procedere al trasloco o ad altri atti irreversibili.

Il “nuovo” ospedale sta costando una cifra molto superiore ai preventivi presentati quando si è trattato di convincere la popolazione che il trasferimento sarebbe stato “migliorativo” e, oltre a questo, sono sorti troppi leciti dubbi circa la stabilità strutturale degli interi nuovi edifici così come sono stati costruiti.

Il dubbio è che il progetto delle fondamenta sia stato completamente sbagliato, che non abbia considerato la presenza di falde acquifere profonde lenticolari in pressione, che gli edifici galleggino ed oscillino sopra queste acque e che sia stato realizzato un gigante d’oro ad altissima tecnologia, ma con i piedi di argilla …

Chiediamo che questo grave dubbio sia definitivamente eliminato prima di procedere a qualsiasi temeraria operazione di trasloco da una sicura eccellenza ad un brutto punto interrogativo.

Chiediamo, visto che idonee tecnologie laser a bassissimo costo esistono, che i movimenti delle sommità delle torri siano monitorati e che gli esiti siano pubblicati in tempo reale su siti internet accessibili alla popolazione.

Le recenti dichiarazioni che ogni problema di stabilità dovuto alle falde acquifere sarà risolto tramite lo scavo di una profonda trincea drenante e gruppi di pompaggio a motore diesel suscitano ulteriori dubbi e domande.

Questo anche considerando l’estrema reticenza sull’argomento da parte della pubblica amministrazione. Reticenza che è ormai da portare ad esempio negativo di come la struttura pubblica NON dovrebbe mai operare. Siamo davvero in presenza del miglior surrealismo dei fumetti satirici: “Ecco, così è come tu NON devi fare”.

A puro titolo di esempio elenchiamo alcune di queste domande :

  • Quale è la profondità della trincea e come viene resa strutturalmente stabile pur restando permeabile all’acqua ?
  • Quali sono le stime delle portate, operativa e massima, d’acqua che le pompe diesel dovranno asportare dalla trincea drenante ?
  • Quali saranno le manutenzioni da effettuare su gruppi di pompaggio e trincea, con quale frequenza e con quali costi ?
  • Quale sarà la categoria energetica effettiva e complessiva del nuovo ospedale calcolando il bilancio completo, vale a dire inserendo nel computo anche i consumi dei gruppi di pompaggio ?
  • Non è che la realizzazione della trincea con pompe drenanti ha come scopo unicamente il rinviare il problema per almeno una decina di anni ?

Giusto il tempo di far decadere la responsabilità civile delle imprese costruttrici?

Per quanto riguarda i costi del “nuovo” ospedale purtroppo si devono fare pessime considerazioni e, stante l’esistenza di cause civili multi-milionarie, non si conosce l’ammontare finale di questi costi. Si può solo tenere per buone le stime fino ad ora presentate dagli organi di informazione che parlano di 450 milioni e non è ancora ben chiaro quali saranno le opere ed i costi per eliminare la risalita delle acque di falda profonde visto che la trincea può servire solo per quelle superficiali.

Nel frattempo risulta continuamente deserta l’asta per la vendita del “vecchio” ospedale e a parole tale asta doveva servire per coprire la maggioranza delle spese del “nuovo” tramite una operazione finanziaria di tipo “creativo”.

A parte le facili battute sul dove ci ha portato la finanza creativa, è già possibile effettuare alcune considerazioni a consuntivo: è ragionevole pensare che alla fine l’asta non sarà piazzata a più di 50÷60 milioni e che tale asta sarà scorporata in vari pezzi.

Questo significa che la vendita con dismissione del “vecchio” ospedale, polo di eccellenza, non porterà ad incassare più del 10% dei costi complessivi del “nuovo”. Inoltre è possibile che, procedendo ad uno scorporo d’asta o ad una vendita successiva da parte degli acquirenti, alcuni edifici completi di attrezzature (ad esempio le sale operatorie) verranno acquistati da cliniche private che li riutilizzeranno così come sono, ma a pagamento.

Il brillante risultato di tutte queste operazioni sarà che ci ritroveremo con un polo di eccellenza trasferito in una sede dalla stabilità dubbia e dal futuro incerto e con un ormai stabile punto interrogativo circa la destinazione della sua vecchia sede.

A questo punto poniamo una domanda che, considerata la situazione effettiva, risulta essere banalmente logica :

Non è che conviene ripensare completamente il trasloco, rimandarlo solo a dopo aver avuto tutte le indispensabili garanzie strutturali, riprogrammarlo scaglionato per singoli reparti e, infine, fare uno sforzo per investire a livello regionale i 50 milioni di presunto utile di vendita e tenersi due sedi, una “vecchia” ed una “nuova” con metà dei reparti da una parte e metà dall’altra?

Non è necessario conservare tutta la vecchia sede, una parte può essere anche mantenuta per immetterla sul mercato quando la congiuntura sarà più favorevole, ma certi “poli pubblici di eccellenza” appena ammodernati (quali le sale operatorie) costituisce pessima amministrazione lo svenderli con bandi sempre più al ribasso.

PARCO AGRICOLO-ECOLOGICO [P.A.E.] E PROPOSTA DI NUOVI CENTRI COMMERCIALI CON ANNESSO STADIO E PALAZZETTO DELLO SPORT

Il Parco Agricolo-Ecologico (P.A.E.) nelle aree di campagna incuneata nella città tra Grumello, Colognola e Stezzano, formalmente istituito ma privo di progetti e di finanziamenti, non è un parco pubblico dove l’elemento dominante è la semplice presenza di verde vicino ad aree cementificate.

Il P.A.E. vuole essere un sistema economicamente vitale al servizio della popolazione il cui scopo principale è il portare dentro le aree urbanizzate le produzioni agricole di qualità a filiera corta secondo un programma attento alla riqualificazione dell’ambiente promosso dalla stessa Unione Europea. .

In una parola il Parco Agricolo-Ecologico vuole essere la punta di lancia di una rete agricola ed ambientale che è destinata a dare un contributo non trascurabile alla qualità della vita della città.

Constatiamo come la proposta di un intervento privato sulle aree sottratte al P.A.E. ai confini di Grumello al Piano, aree molto più ampie di quelle dove in precedenza era programmato l’intervento pubblico relativo alla nuova Accademia della Guardia di Finanza, susciti una infinità di perplessità.

Queste perplessità sono relative sia al modello di sviluppo che viene proposto (o è meglio dire imposto) che alle modalità di concessione delle volumetrie, che alle finalità vere dei cosiddetti investitori.

L’impressione è che esistano “capitali liberi” di varia origine, finanziaria ma non solo, che necessitano di essere stabilizzati in un intervento immobiliare di grandi dimensioni, che esista la necessità di “bruciare le tappe” per questi investimenti e che le inchieste della Magistratura abbiano scompaginato il gioco.

Recenti interviste degli organi di informazione a dirigenti molto importanti di altrettanto importanti banche bergamasche hanno confermato che attualmente non ci sono capitali “registrati” per interventi privati di questo genere.

Il “Parco Agricolo-Ecologico della Cintura Verde a Sud di Bergamo” è stato istituzionalmente e formalmente istituito tra il 2009 ed il 2011, anche se attualmente ad esso non è stato destinato alcun progetto o finanziamento :

  • In data 06 maggio 2009 è stata sottoscritta la convenzione tra il Comune di Bergamo e il Comune di Stezzano per la gestione tecnico-amministrativa del P.L.I.S. Parco Agricolo Ecologico, in attesa di riconoscimento da parte della Provincia di Bergamo.
  • In data 20 giugno 2011 con delibera n.292 la Provincia di Bergamo ha riconosciuto il Parco Agricolo-Ecologico dei territori dei Comuni di Bergamo e di Stezzano, ma ha demandato ad un successivo provvedimento la determinazione delle prescrizioni attinenti alle modalità di pianificazione e di gestione, anche ai fini dei contributi finanziari”.

Nel PAE non sono state inserite le aree intorno all’abitato di Grumello al Piano, scorporate perché destinate dal Comune di Bergamo prima alla Nuova Accademia della Guardia di Finanza e più recentemente al cosiddetto Parco dello Sport da realizzarsi da soli investitori privati anche su aree di proprietà comunale.

Queste aree di proprietà comunale scorporate dal P.L.I.S. sono di proprietà pubblica dalla notte dei tempi, dal momento che sono i terreni su cui sorgevano i boschi ai lati dell’antico alveo del Morla dove gli abitanti di Grumello al Piano avevano il diritto di fare legna fin da prima del XIII secolo. La loro eventuale assegnazione odierna ad investitori privati assume pertanto un aspetto neo-feudale non ancora opportunamente valutato, ma sicuramente da respingere senza esitazioni, né più né meno di come si respinge la vendita di Palazzo del Podestà a Città Alta.

La realtà certa è che un eventuale intervento urbanistico privato nei campi fuori l’abitato di Grumello andrebbe ad interessare anche aree di proprietà comunale e che esiste chi ha proposto di traslare artificiosamente e arbitrariamente in questa zona volumetrie di altri Piani Norma non più realizzabili per evoluzione della normativa (ad es.: il PN16). Inoltre il Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) è stato massicciamente modificato per rendere possibile questo particolare intervento del finanziatore privato e sono stati inventati parametri urbanistici molto discutibili, quale il vergognoso V9 (cosiddetto verde sportivo), asfaltabile ed edificabile senza definizione dei parametri, in luogo del precedente V4 (verde agricolo).

Infine l’utilità pubblica di questa iniziativa privata è semplicemente inesistente e le decisioni vengono prese, anche a livello di Pubblica Amministrazione, con il metodo della trattativa “aziendale” di cui si informa il solo commercialista perché effettui quanto di sua competenza.

La popolazione residente è semplicemente esclusa da questo processo decisionale ed è evidente che ne sarà informata solo a cose fatte tramite una massiccia campagna mediatico-pubblicitaria in cui sicuramente verrà esaltato il “dono” alla città insieme alle smodate lodi dello studio di architettura straniero (magari anche ottimo) che realizzerà il progetto.

In tale campagna non è difficile prevedere che sarà inserito, neanche tanto sub-liminalmente, un piccolo paradosso (ossimoro): la popolazione è antidemocratica, oltre che contraria al progresso, qualora non si trovi in pieno accordo con quanto determinato dai decisori supremi e ratificato in sede amministrativa tramite l’ennesimo dono, ovverosia imposizione, alla città da parte di un gruppo sempre più ristretto di aspiranti oligarchi.

Inoltre si deve rimarcare come queste aree non siano state prese in considerazione ai tempi della decisione sull’ubicazione del nuovo ospedale.

Le uniche alternative esaminate all’epoca sono state la Martinella e la Trucca, mentre Grumello è stata semplicemente ignorata. Questo nonostante i terreni della Martinella e della Trucca fossero di proprietà privata, e quindi notevolmente costosi, mentre quelli di Grumello sono di proprietà comunale e serviti dalla ferrovia.

Tramontato anche il possibile utilizzo come sede dell’Accademia della Guardia di Finanzia non si capisce per quale motivo di utilità pubblica queste aree dovrebbero essere consegnate ad investitori privati, visto che hanno pure tutte le caratteristiche per diventare sede di realizzazione a progetti partecipati di agricoltura urbana per cui esistono sostanziosi bandi di finanziamento, ad esempio della Comunità Europea.

A fronte di tutto questo non può che essere ribadita l’esigenza di una effettiva partecipazione popolare nei processi decisionali riguardanti le scelte strategiche di trasformazione urbana.

Come conseguenza chiediamo che venga abbandonato ogni piano di intervento privato e speculativo nelle aree agricole limitrofe a Grumello del Piano che tali aree siano incorporate nel già istituito Parco Agricolo-Ecologico.

Inoltre chiediamo che sia definito un progetto di sviluppo, completo di programma, tempistica e finanziamenti, per il Parco Agricolo-Ecologico stesso e che questo progetto sia partecipato e, in ultima istanza, deciso direttamente dalla popolazione di Bergamo e dei Comuni limitrofi.

Federazione della Sinistra di Bergamo (Partito Rifondazione Comunista – Partito dei Comunisti Italiani – Socialismo 2000)

Bergamo 28-03-2012

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