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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 21, 2017

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(28.01.12) Lovere. Altra colata di cemento: Rifondazione contro il nuovo Pgt

LETTERA DI MAURIZIA STEFANINI, CONSIGLIERE COMUNALE PER RIFONDAZIONE COMUNISTA – LOVERE. OGGETTO: VALUTAZIONE SUL PGT APPROVATO

E così il PGT è stato approvato dalla maggioranza del Consiglio Comunale di Lovere.

Ancora una volta abbiamo espresso le motivazioni per cui siamo contrari a questo Piano e illustrato le nostre Osservazioni allo stesso.

Corriamo, quindi, il rischio di ripeterci sulle ragioni per cui non condividiamo l’impostazione di fondo di questo PGT e le scelte dell’amministrazione.

Gli elementi critici che noi abbiamo sollevato vanno complessivamente in una direzione e corrispondono a una visione e ad una filosofia di fondo diversa da quella che permea il PGT presentato dalla maggioranza.

Nello stesso tempo abbiamo avuto il conforto di leggere, soprattutto nei pareri della Provincia e della Regione, alcune preoccupazioni simili alle nostre e il rilevamento di alcune carenze per cui , alla fine, pur nel contesto del parere positivo, son state date al Comune delle indicazioni e prescrizioni.

La Regione, in particolar modo, ha rilevato la peculiare situazione e per l’ambito delle Cave e per l’ambito di Davine – Via Mori : per il primo invita a precisare “indici urbanistico-edilizi, criteri di intervento per la tutela ambientale, impostazione generale dal punto di vista morfo-tipologico, esigenze di infrastrutture e collocazione delle volumetrie”, chiedendo di contenerle e di collocarle in posizione di minor impatto; per il secondo invita a “ conservare le caratteristiche paesaggistiche” “ evitando il disboscamento previsto e traslando le nuove volumetrie nella parte sottostante la nuova viabilità”.

Elemento rilevante rimane , quindi, la situazione particolare di queste zone, sia dal punto di vista paesaggistico sia dal punto di vista di salvaguardia ambientale.

Ripetiamo: tre son i grandi nodi del paese: la riqualificazione delle zona delle cave alla Reme, tenendo conto della sua fragilità idrogeologica, e la difesa del paesaggio di Davine; il centro storico; la viabilità.

Per una zona così vasta, quasi come la parte più antica del paese, sensibile a livello ambientale, inserita, seppur periferica, nel tessuto storico, culturale e paesaggistico del territorio, centrale, anche se al confine del centro storico, non si può non pensare ad un progetto attento e particolare, progetto che deve vedere il territorio restituito alla comunità e non occasione di profitto di un unico soggetto proprietario.

Le cave delle Reme appartengono alla storia del paese e al paese vanno restituite.

Non come conca piena di case costosissime!

L’amministrazione ci risponde, in una osservazione , che tutte le tipologie di case, previste in entrambi gli ambiti , son rappresentate.

Certo, ma con percentuali ben diverse! 197 appartamenti di 90 mq che, ipotizzando anche un costo convenzionato di 2800 euro al mq, verranno attorno ai 252 000 euro; 154 case mono e bifamiliari, posta ciascuna su un lotto di 600 mq, che , ipotizzando un valore di mercato di 4000 euro al mq ( per il giardino e la vista a lago), verranno 480 000 / 960 000 euro e , infine, 16, solo 16, alloggi di ERP ( edilizia residenziale pubblica)

Se le giovani coppie o le famiglie di basso-medio reddito vanno via da Lovere per i prezzi alti delle case , ci sembra una controsenso prevedere, invece, così tante case di pregio.

In che modo verrebbe raggiunto l’obiettivo di far aumentare la popolazione di Lovere di 1000 abitanti nei prossimi anni ? O quello di “ intervenire sulla situazione di declino socio demografico derivante dal processo di incipiente invecchiamento della popolazione” ? Che tipo di “giovane coppie” pensiamo di tenere a Lovere così?

Nel parere della Regione vi è un accenno anche a questo aspetto: “il dimensionamento del Piano è determinato a prescindere da una dinamica demografica decrescente” e si suggerisce di “ privilegiare gli interventi di recupero del patrimonio esistente”; curioso che anche noi abbiamo sostenuto di considerare il patrimonio edilizio esistente ( case sfitte, case da restaurare, alloggi invenduti ) prima di versare ancora cemento.

Infine , quali elementi suffragano la decisione di edificare in questo periodo di latente recessione e di preoccupazione del futuro nel quale si assiste ad una crisi del mercato immobiliare ?

Temiamo che, più che rispondere alle esigenze e alle domande esistenti, questa edificazione risponda agli indirizzi dell’amministrazione in carica.

Nella conca delle Reme vi saranno anche un enorme “palazzetto dello sport/ palestra” (a tre chilometri di un altro; noi abbiamo suggerito, nella Osservazione, un utilizzo consortile di quello di Costa Volpino) e un impianto di risalita Lovere – Bossico, impianto che ci vede assolutamente contrari; la stessa Regione la ritiene una “criticità dal punto di vista paesaggistico per il rilevante impatto dei manufatti e per i possibili disboscamenti” e, aggiungiamo noi, per i costi di gestione e per la completa inutilità della struttura, inopportuna anche per la crisi strutturale economica che stiamo attraversando . Che sia stato approvato dal PGT di Bossico non è né rilevante né prescrittivo, dato che deve passare sul territorio di Lovere e su questo va valutata.

Infine abbiamo sollevato il problema di quali attività artigianali e commerciali possono essere inserite nella zona delle Reme riservata a queste. Temiamo che la loro costruzione incida negativamente sul commercio già sofferente nel centro storico stesso.

Per questo abbiamo proposto di non realizzare strutture commerciali che possono diventare alternative a quelle già esistenti nella zona antica del paese, già appunto in notevole difficoltà.

Ci è di conforto che la Provincia, nel suo parere, escluda la grande struttura di vendita.

Noi aggiungiamo di limitare la destinazione d’uso dei volumi alle sole destinazioni terziarie artigianali, escludendo l’artigianato già esistente nelle vicinanze.

C’è un centro storico con gravi problemi che si trascinano da tempo.

L’Agenzia del Centro Storico sta facendo un buon lavoro; pensiamo, però, che la parte storica del paese, con i noti problemi che si sono aggravati nel corso degli anni, abbia dovuto essere al centro di un’azione di politica territoriale, convogliando su di esso risorse ed interventi prioritari; per esempio, invece di prevedere una funivia verso Bossico ( a chi serve? ) ci si può concentrare sulle discese verso lago, facilitando la risalita verso le Reme con impianti meccanizzati .

Terzo ed ultimo punto: la viabilità ipotizzata.

Nessuna viabilità e nessuna nuova e sostanziosa edificazione si possono ipotizzare se non viene costruita l’uscita/entrata dalla galleria ss 42 che passa accanto.

Quello che manca nel Piano è la certezza che questo svincolo venga fatto e dubitiamo fortemente venga costruito , dato gli alti costi dell’opera, dovuti anche alla situazione geotecnica della zona.

Erigere case, fare centri commerciali e servizi, oltre a quelli già esistenti, aumenterebbe il carico veicolare che passerebbe su una rete strutturale già limitata per la natura del territorio del paese.

Anche allargando, come previsto nell’AT 2, le strade presenti, oltre agli aspetti negativi per il paesaggio circostante, si troverebbero delle strozzature come via Decio Celeri o la discesa di Santa Maria, zone già gravate da criticità soprattutto nei momenti di punta.

Un maggior numero di veicoli, sia quelli della percorrenza veloce sia quelli da e per i nuovi quartieri residenziali , peggiorerebbe sia la qualità della aria attorno sia la stessa viabilità, se pur allargata a scapito di fette di verde.

Quindi insistiamo nel dire che bisogna subordinare l’ipotizzata edificazione delle Reme alla costruzione di questa importante via d’accesso al paese.

L’amministrazione, invece, non la ritiene “ una precondizione per la realizzazione dell’AT 1” poiché “ si ritiene che l’intervento sia sostenibile anche in mancanza”.

Noi crediamo di no.

Ci siamo soffermati solo sugli elementi rilevanti ma il PGT ne solleva altri.

L’approvazione avvenuta non significa che l’argomento sia chiuso ed il dibattito esaurito.

Noi vogliamo riportare la questione tra la popolazione; vogliamo tenere desta l’attenzione.

Qualcosa può ancora essere messo in discussione e cambiato se chiesto con forza da cittadini e cittadine, gruppi, associazioni, in difesa e per la salvaguardia del territorio.

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