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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 19, 2017

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(17.12.2011) FIRENZE. STRAORDINARIA MOBILITAZIONE ANTIRAZZISTA

Tanti uomini, ma anche tante donne e bambini. La bandiera verde rossa e gialla del Senegal con la sua stella al centro che volteggiava, un corteo antirazzista nato dall’onda emotiva per l’uccisione di Samb Modou e Diop Mor. C’erano gli sguardi e la dignità di una comunità sparsa per tutto il Paese che si è ritrovata proprio nei giardini di quella Piazza Dalmazia che ha segnato l’inizio della strage, ma c’era anche una parte importante di società italiana che non intende subire il ricatto squallido che da destra si utilizza durante le crisi. La ricerca del capro espiatorio, del migrante, dell’estraneo come nemico a cui poter sparare o contro cui organizzare pogrom come a Torino. I 30 mila di oggi a Firenze e i tanti e le tante che si sono dati appuntamento in diverse città d’Italia, da Verona a Cosenza, passando per Milano, Genova, Bologna, Napoli e tante altre, sono il segnale concreto di una società che sta cambiando e che vive positivamente il cambiamento, alla faccia dei deliri leghisti e fascisti da terzo millennio di Casa Pound. È stato un corteo caratterizzato dai forti connotati emotivi ma da un alto tasso di politicità ed è con quello che oggi deve fare i conti la politica. Tante le presenze di politici di grido, da Bersani a Bindi, da Vendola a Rotondi, si il Rotondi del Pdl venuto a portare la propria solidarietà cristiana, ma forte soprattutto la presenza di un antirazzismo vero e vitale, giovane e combattivo, antifascista e determinato a non dimenticare. Grande lo spezzone del Prc aperto da uno striscione con la scritta “Firenze medaglia d’oro della Resistenza, antifascista e antirazzista”. E forte la presenza dei ragazzi e delle ragazze dei centri sociali, delle Brigate di Solidarietà attiva, di quel mondo lontano dall’ufficialità della politica, composto da persone che agiscono nel quotidiano, che con il mondo migrante vive e combatte. Costruisce alleanza di classe, occupa case e combatte la Bossi Fini, rifiuta lo sfruttamento e il lavoro nero e pratica una società meticcia fondata sulla parità dei diritti, consapevole che soltanto rompendo il ricatto della clandestinità, dei contratti di soggiorno legati al lavoro, si potrà cominciare a ricompattare quelli che sono spezzoni di un’unica classe. Ma oggi a prevalere era la consapevolezza del dolore e della rabbia. Lo si poteva capire guardando i ritratti di Samb e Diop issati all’inizio del corteo, le foto di una famiglia lontana, di una bambina che Samb Modou non ha potuto veder crescere, per un maledetto pezzo di carta. Li conoscevano tutti al mercato, persone rispettate e ben volute da tutti anche se la parte più bottegaia della città e i gruppi della polizia municipale hanno sempre tentato di rendere impossibile la vita dei venditori. Chissà se c’è altrettanto zelo nel verificare l’evasione fiscale nei tanti locali spenna turisti che circondano la bellissima Firenze. Al corteo si è fatto vedere anche il rottamatore Renzi, quello che, rispondendo ad una intervista ha affermato che l’assassino era un folle, depresso e anche diabetico, uno dei pochi a non volersi rendere conto dell’effetto pervasivo che hanno avuto certi messaggi. Ha fatto miglior figura Enrico Rossi, presidente della Regione, che ha richiamato alla necessità di cambiamenti radicali di ordine culturale e politico, in cui una pulizia del linguaggio (extracomunitario, clandestino, vu’ cumprà) deve unirsi ad un radicale rinnovamento delle leggi che governano oscenamente l’immigrazione. Pape Diaw, portavoce della comunità senegalese a Firenze, ha chiesto una lotta vera e non di facciata per la convivenza e il rispetto chiedendo punizioni anche per chi in va in tv per insultare gli stranieri. Paolo Ferrero, segretario del Prc non si è limitato ad una apparizione al corteo, è giunto insieme alla folla immensa in Piazza S. Maria Novella ed è intervenuto dal palco per riaffermare le posizioni di Rifondazione. Una lotta comune contro il razzismo e le leggi sul lavoro che ne istituzionalizzano l’esistenza, estensione del diritto di voto e accesso alla cittadinanza, ma soprattutto una lotta comune, in cui non prevalga la divisione suggerita dalla Lega fra migranti e autoctoni ma la capacità di individuare l’avversario comune.  E poi anche secondo Ferrero la chiusura delle sedi in cui l’odio razzista si predica e si determina attraverso frequenti aggressioni, come le sedi di Casa Pound. L’organizzazione di cui era parte l’assassino ha pensato bene di darsi una immagine di facciata organizzando una manifestazione in solidarietà con i senegalesi nella accogliente Bari. Hanno lamentato l’impossibilità a svolgere un corteo, permesso invece agli antirazzisti, ma rifiutano “virilmente” di scusarsi per la strage di Firenze di cui non si sentono responsabili. A Cosenza invece l’episodio più inquietante, al termine di un presidio davanti la prefettura, una pattuglia della polizia ha fermato e trattenuto un ragazzo senegalese, in regola, con decreti di espulsione rigettati e conosciuto come giocatore di calcio di una squadretta locale. Soltanto dopo l’intervento del sindaco si è ottenuta in maniera compromissoria la liberazione del ragazzo su cui ora pesa una nuova espulsione.

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