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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | December 16, 2017

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PARTE IL CONGRESSO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA, PER USCIRE DAL BERLUSCONISMO

Tratto dall’articolo di Stefano Galieni apparso sul quotidiano comunista “Liberazione” del 26/09/2011

Durante la riunione del comitato politico nazionale sono stati presentati i documenti congressuali con cui ci si prepara ad affrontare una fase importante e fondamentale della vita del Prc. Tre i documenti presentati: il primo già sottoscritto da un ampia parte del cpn, gli altri due in aperta alternativa. Del primo documento è giunta, ad essere esatti una bozza quasi definitiva che necessita di essere ridotta (consta ad oggi di 42 pagine) e integrata in alcuni elementi e passaggi. Si è trattato infatti di un vero e proprio work in progress, che da una parte ha allungato i tempi in un lavoro defatigante, dall’altra potrebbe permettere di recepire anche istanze o precisazioni emerse dal dibattito di ieri. Il testo definitivo sarà disponibile entro il 3 ottobre prossimo. Il documento è stato illustrato, nei suoi elementi essenziali direttamente da Paolo Ferrero che ha incentrato il proprio intervento su quelli che sono gli assi fondamentali del testo: attualità del comunismo, valutazione della crisi in quanto costituente, colpo di stato monetario, necessità della rifondazione comunista.

Il testo cerca una dimensione internazionale e colloca in questa una ricostruzione degli ultimi 40 anni di storia italiana cogliendone alcuni aspetti nella loro drammaticità: il bipolarismo e la crisi della politica, il fallimento dell’Ulivo e la sconfitta – anzi le sconfitte – del Prc, il berlusconismo anche nella sua fase di crollo, la crisi della Lega, il ruolo che giocano i poteri forti e le dinamiche nel e del sindacato. Puntando poi ad una fotografia dell’esistente si analizza il centro sinistra e quello che già viene chiamato nuovo Ulivo, sviluppando una riflessione sulle contraddizioni presenti nelle singole forze che lo compongono. Una ricostruzione che non si pone l’obbiettivo di denunciare semplicemente i limiti altrui ma di porre le basi per definire concretamente percorsi praticabili di accumulo di forze per rompere il bipolarismo e realizzare un polo di sinistra di alternativa. Si pone molto l’accento sulla contraddizione fra la domanda sociale e le risposte politiche in campo, la molteplicità delle mobilitazioni e dei conflitti che si vanno esprimendo non trova modo di essere rappresentata anche a causa del blocco bipolare. La risposta che il primo documento fa per definire un progetto politico di rifondazione comunista è quella di un percorso che porti all’uscita da sinistra dalla crisi. Un percorso che partendo da una definizione che ben si attanaglia al periodo “socialismo o barbarie”, evidenzia la necessità di costruire l’opposizione contro le destre e le politiche di gestione capitalistica della crisi a partire dalla aggressione alla democrazia e al lavoro. Esistono contesti e forme diverse di opposizione sociale in cui il Prc deve stare per costruire nessi e legami, puntando ad una sua maturazione a una sua soggettività.

L’obbiettivo di partenza è la cacciata di Berlusconi e, contemporaneamente porre il problema della fuoriuscita dal quadro neoliberista proponendo le primarie di programma. Una discussione su punti avanzati e qualificati da non risolvere nelle stanze delle segreterie politiche ma in processi di partecipazione di massa in cui i movimenti e le persone tornino a poter decidere cosa deve fare un governo e non semplicemente e con risultati insufficienti, chi ne deve essere il leader. Si propone quindi una offensiva unitaria sui contenuti ben consapevoli che l’attuale centro sinistra non permette il determinarsi di una condizione di alternanza al neoliberismo. In questo quadro, la realizzazione di una costituente dei Beni Comuni e del Lavoro allude ad una ipotesi di “istituzione di movimento” che, a partire a obbiettivi chiari, sappia confrontarsi con le istituzioni senza esserne trasfigurata. Confermata l’analisi delle due sinistre, e considerando Rifondazione comunista necessaria per l’oggi e per il domani, diviene importante lavorare alla costruzione di una sinistra di alternativa su un processo unitario a base federativa, un polo che abbia come discriminanti la connessione fra anticapitalismo, critica al patriarcato, riconversione ambientale e sociale dell’economia, antirazzismo e pacifismo, solidarietà internazionale, lotta contro l’omofobia. La Fds viene valutata nei suoi limiti, a partire dal suo funzionamento democratico e non rappresenta la tappa conclusiva dell’aggregazione della sinistra di alternativa. Rifondazione è da sola necessaria ma insufficiente a questo compito, nel documento lancia un quadro di proposte per uscire dalla crisi ma deve nel frattempo ragionare sulla propria insufficienza e sui limiti legati anche al funzionamento interno e al correntismo. Vanno superate le correnti non certo le aree culturali rendendo fatto concreto le decisioni assunte alla conferenza di Carrara per l’autoriforma del partito stesso.

La conclusione del testo, che sarà come quello degli altri documenti, pubblicato a partire dal 9 ottobre, su Liberazione, è dedicata ai temi della formazione e della comunicazione, fondamentali per l’esistenza stessa del partito.
Il secondo documento, dal titolo “Per il partito di classe” è stato presentato dal suo primo firmatario Claudio Bellotti e parte dall’assunto di una crisi della rappresentanza di classe nonostante le lotte in fabbrica siano in continua espansione. Secondo Bellotti un processo iniziato dopo la sconfitta elettorale del 2008 ha portato molti lavoratori a cercare riferimento in forze distanti dal movimento operaio come l’IdV, ma l’espandersi, anche fuori dalla fabbrica, si pensi alle scuole o ai migranti i Nardò, hanno reso evidente l’ampiezza e l’articolazione di un fronte di conflitto. In Italia si può insomma produrre un movimento di massa che abbia al centro una chiara determinante di classe. Per i firmatari del documento le decisioni assunte nel congresso di Chianciano sono andate presto disattese, e la discussione del gruppo dirigente del Prc è stata dominata dal come garantire una rappresentanza istituzionale che permettesse di rientrare nei giochi. Una critica dura viene rivolta tanto al funzionamento interno del partito quanto alla federazione. Il testo si sofferma sulla lettura dell crisi, sull’incompatibilità di qualsiasi illusione tardo keynesiana e su questa analisi si oppone a chi chiede maggiore integrazione su basi capitalistiche europea, la moneta unica non pone al riparo dalla crisi e, nella logica di un programma di alternativa, vanno poste come questioni centrali quella del debito, la crisi industriale e quella dei diritti del lavoro. Nella presentazione Bellotti ha ribadito il proprio giudizio negativo rispetto alla posizione della Federazione sull’accordo del 28 giugno mentre nel testo ha proposto un pacchetto rivendicativo da proporre nel movimento e non solo nelle file del partito. Condividendo la battaglia per i beni comuni, nel documento si pone invece l’accento sulla necessità di un partito di classe capace di essere avanguardia. Definisce poi il campo delle forze disponibili e la necessità di una rappresentanza operaia, ribadisce il no ad un nuovo centro sinistr e quindi anche alle primarie di programma, per un polo della sinistra di classe. Si da un giudizio fallimentare della FdS, chiedendo che il partito non ceda a questa ulteriore sovranità e si analizza molto la situazione del Mezzogiorno, il ruolo dei giovani, dei movimenti, delle donne. Bellotti ha concluso la sua presentazione reputando non positivo il tentativo di dare vita ad un documento unitario. Si tratta secondo il primo firmatario di un tentativo destinato a non costruire unità dal basso ma ad aumentare le spinte disgregatrici, il documento che rappresenta nasce apertamente dalla voglia di aprire una battaglia per l’egemonia nel partito.

Anche il terzo documento, presentato in extremis da Targetti, “opposizione sociale, resistenza alla crisi e questione comunista”, critica radicalmente tanto le proposte di unità a sinistra e di fronte democratico, quanto la stessa natura della Federazione. Si chiede di riprendere per questo il percorso della rifondazione comunista con un profilo indipendente edalternativo al pd dicendo basta alle politiche governiste e una discontinuità con il passato capace di tradursi anche in un radicale cambiamento dei gruppi dirigenti. Una serie di emendamenti, in gran parte respinti sono stati presentati dai firmatari del primo documento. Ferrero, nella replica conclusiva, ha invitato a ritirare gli stessi in quanto poco difformi dal testo del documento e considerandoli nei percorsi che indicavano, di fatto poco significativi. Ne è nato un dibattito anche aspro, in cui si è tentato di ricomporre un dialogo necessario. In ultimo si è nominata la commissione congressuale composta da Grassi, Caporusso, Gelmini, Capelli, Schiavon, Tecce, Paolini, Giardiello, Targetti. Interessante ma estremamente complesso il dibattito che si è svolto nel pomeriggio e che ha visto intervenire molti e molte per argomentare il proprio appoggio con distinguo al primo documento.

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