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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | December 16, 2017

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Dal Consiglio Provinciale BG, “VIA LE PROVINCE, PIU’ RISORSE AI COMUNI”

Intervento di Paolo D’Amico, consigliere provinciale Sinistra per Bergamo (Prc – Pdci – Sd)

Le dimissioni di Carlo Redondi dal consiglio provinciale di Bergamo aprono un interrogativo serio sul ruolo e la funzione delle Province. A cominciare da quella di Bergamo.

Redondi argomenta che potrebbero “essere tranquillamente soppresse”. Penso abbia buone ragioni a sostenere questa tesi, che però deve essere declinata con maggiore chiarezza.

Qualche considerazione.

1) In senso generale, le funzioni svolte attualmente dalle Province potrebbero essere delegate alle Regioni e ai Comuni. Per quanto riguarda ad esempio la competenza legata a viabilità e trasporti già oggi è indispensabile il coordinamento con la Regione che sovrintende la programmazione. Ma anche le ampie competenze provinciali sull’edilizia scolastica potrebbero essere devolute ai Comuni (che peraltro le assolverebbero in modo certamente più efficace).

Ritengo che questa scelta non debba però essere sostenuta soltanto a finalità di risparmio, ma possa essere un’occasione reale di trasferimento di competenze e risorse finanziarie ai Comuni che stanno subendo, a causa delle ultime leggi finanziarie, un travolgente ridimensionamento verso il basso delle disponibilità economiche. Altro che federalismo! Lega e Pdl stanno con le loro scelte politiche mettendo in ginocchio principalmente gli enti locali che saranno costretti a ridimensionare o sopprimere fondamentali funzioni legate ai servizi sociali, alla cultura, alla salvaguardia dell’ambiente e alla casa. Quindi,in sintesi, via le Province e più poteri e risorse economiche ai Comuni.

2) Per ciò che concerne la Provincia di Bergamo, il sindaco Redondi mi sembra lasci intendere una sua impressione critica sullo svolgimento delle funzioni dell’ente: la Provincia di Bergamo è un apparato mastodontico e burocratico che, rispetto alle esigenze del territorio e alle risorse umane ed economiche a disposizione, è solo parzialmente in grado di dare risposte efficaci ai problemi del territorio e dei cittadini bergamaschi.

Credo che, anche qui, se bene interpreto il suo pensiero, abbia buone ragioni.

Dopo l’esperienza di due anni e mezzo come consigliere provinciale il bilancio non può essere che critico: commissioni consiliari frequenti, ma , a parte lodevoli eccezioni, spesso inutili o per nulla produttive; prevalenza assoluta nel percorso decisionale della Giunta (o meglio del presidente e di pochi assessori predestinati); di conseguenza, il ruolo del consiglio provinciale assume una funzione secondaria, meramente formale, economicamente costosa ma inefficace relativamente al ruolo di controllo democratico e di proposta programmatica che dovrebbe prioritariamente svolgere.

Pesantemente sacrificato in questo contesto è il ruolo delle opposizioni (ad esempio, si discutono in consiglio odg, interpellanze, mozioni delle minoranze a otto, nove mesi dalla presentazione, quando ormai perdono di senso).

Ma anche, e qui torniamo alle motivazioni implicite avanzate da Redondi, i consiglieri di maggioranza finiscono per svolgere un ruolo esclusivamente esteriore e ininfluente rispetto alle decisioni reali.

In conclusione, l’apparato amministrativo provinciale può essere orientato su Regioni e Comuni, non per restringere il cerchio della democrazia, ma, al contrario, per ampliarlo.

Per Bergamo, ha senso mantenere una struttura come quella della Provincia quando le funzioni democratiche ad essa attribuite vengono solo parzialmente valorizzate?

Paolo D’Amico, consigliere provinciale Sinistra per Bergamo ( Prc-Pdci-Sd)

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