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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 21, 2017

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COLLI DI SAN FERMO. 67° ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI FONTENO CONTRO I NAZIFASCISTI. INTERVENTO DI EZIO LOCATELLI

Pubblichiamo una sintesi dell’intervento che l’on. Ezio Locatelli ha  pronunciato a nome dell’Anpi il 24 luglio 2011 ai Colli di San Fermo in occasione della celebrazione dell’anniversario della “battaglia di Fonteno”. In questi giorni il governo Pdl-Lega ha deciso per decreto di abrogare il 25 aprile (oltre che le feste del primo maggio e del 2 giugno) come data in cui si festeggia la Liberazione dal fascismo del nostro Paese. Le parole che riportiamo di seguito, oggi più che mai, hanno una profonda attualità (bg 24.8.2011). 

Anzitutto anche da parte mia un ringraziamento oltre che a tutti voi, per la vostra presenza, per l’invito che l’Anpi mi ha rivolto a partecipare a questo 67esimo anniversario della “battaglia di Fonteno”, a quello cioè che è considerato come uno degli episodi più importanti, memorabili della Resistenza italiana.  

I fatti sono noti, li ricordo brevemente per chi partecipa per la prima volta a questa celebrazione.  Il 31 agosto del 1944, dopo una lunga interminabile giornata di combattimenti, novantasei partigiani della 53esima Brigata Garibaldi riescono, cosa che sembrava assolutamente impensabile – ad avere la meglio e a sconfiggere le formazioni nazifasciste intervenute in forza con 360 uomini a Fonteno e sui Colli di San Fermo. Obiettivo dei nazifascisti era di condurre una rappresaglia oltre che contro i partigiani contro la popolazione di questi luoghi colpevole di stare dalla parte dei partigiani, degli antifascisti, della Resistenza. A Fonteno il 31 agosto del 1944 non c’è strage di civili presi in ostaggio dalle SS tedesche soltanto perché queste ultime, unitamente alle Brigate Nere, sono sopraffatte dai partigiani. Fin qui i fatti del 31 agosto. Purtroppo le rappresaglie, i saccheggi, le uccisioni sommarie proseguiranno in zona fino ai giorni della Liberazione con i nazifascisti che prendono di mira non solo i partigiani ma la resistenza civile di settori ampi di popolazione.   

Tutto questo è accaduto in questi luoghi. E se anche questi luoghi, in questa giornata che volge al bello, ci appaiono nella loro cornice amena non per questo possiamo dimenticare quanto accaduto, qui e altrove, in quegli anni drammatici della dittatura fascista, dell’occupazione nazista. Anni contrassegnati dalla mancanza di libertà, da persecuzioni brutali, dagli orrori delle leggi razziali, da una guerra che quanto a violenza e atrocità non aveva avuto precedenti nella storia dell’umanità. Anni avvolti dall’oppressione ma anche anni in cui, su un altro versante, brillarono le speranze, le passioni, i sentimenti di tanti uomini e donne, in gran parte giovani, che seppero trovare la forza di ribellarsi, di combattere, di mettere a repentaglio la propria vita e, ciò che va rimarcato, uomini e donne che seppero fare tutto ciò senza ordini dall’alto, senza investiture ufficiali, ma trovandosi di fronte unicamente alla propria coscienza e alla propria responsabilità.

Pensiamo al sacrificio di queste persone. Persone che testimoniano della semplicità e al tempo stesso della grandezza di una certa idea del vivere civile da far conoscere come momento di dialogo, di confronto, guardate, non solo in riferimento a quella che è stata la storia di quegli anni. Noi tutti siamo portati a guardare avanti, ad ambire a una nuova stagione di speranze e progetti per il futuro. Per fare questo, dobbiamo saperlo, c’è grandemente bisogno di una continuità d’ideali, di valori come quelli che hanno animato la Resistenza, la lotta per la Liberazione, ideali e valori che ritroviamo racchiusi in ogni articolo della nostra Costituzione: pace contro guerra, giustizia contro povertà, uguaglianza contro disuguaglianza, diritti universali contro esclusione.

Mi vengono in mente le parole pronunciate nel ’55 da Piero Calamandrei in un famosissimo discorso agli studenti di Milano:  “Vedete la nostra Costituzione , quella Costituzione nata nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la giustizia, questa Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé”.  “La Costituzione, per usare ancora le parole di Calamandrei, è un pezzo di  Carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno metterci il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”.

Ricordiamole queste magnifiche parole perché deve essere chiaro che sì, ci sono i discorsi celebrativi e di memoria, ma al di là di questi discorsi tutti  siamo chiamati  ad accollarci le nostre responsabilità, a prendere parte tanto più se c’è il rischio di uno snaturamento o di una distruzione di alcuni capisaldi della nostra convivenza civile. Penso all’attacco che è mosso all’antifascismo, alla divisione democratica dei poteri, al principio fondamentale di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, al principio della prevalenza dell’interesse pubblico su quello privato.  Oggi, dobbiamo saperlo, c’è il rischio reale per utilizzare le parole del Presidente della Repubblica, di una privatizzazione delle istituzioni a beneficio degli interessi oligarchici di pochi”. 

E ancora, penso agli attacchi che sono mossi alla scuola pubblica, ai principi inalienabili del lavoro, della giustizia sociale, della pace. Voglio dirlo con molta nettezza. Chi è antifascista, fedele all’articolo 11 della nostra Costituzione, ripudia ogni guerra! Penso agli attacchi all’unità del nostro Paese, ai progetti secessionsitici portati avanti, come se niente fosse, da chi ha responsabilità di governo, ancor oggi nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia.

E infine, lasciatemi dire, ricordando la Resistenza, la lotta di Liberazione che pose fine alla mancanza di libertà, alle persecuzioni, agli orrori delle leggi razziali. Non è possibile per un Paese che voglia dirsi civile, in un mondo dove nessuno dovrebbe essere più diverso dagli altri, che ci si abbandoni a politiche d’intolleranza e razzismo nei confronti di esseri umani alla deriva, la cui sola colpa è di fuggire dalla miseria e dalla guerra. Se ciò accade, se migliaia di persone incolpevoli sono rinchiuse in quelli che sembrano sempre più dei campi di concentramento, allora vuol dire che siamo a una pericolosa regressione di civiltà.

Regressione che vediamo quando ci sono parlamentari che propongono di cancellare quella norma della Costituzione che vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista o che propongono di equiparare, di mettere tutti sullo stesso piano, fascisti e partigiani.  Sono sortite semplicemente vergognose che ci devono riempire di sdegno! Detto ciò queste sortite devono indurci a una riflessione. Vedete, per troppo tempo si è pensato che la nostra democrazia fosse un bene stabile, duraturo tale da non potere essere messo in discussione. E invece no, dobbiamo sapere che la democrazia è un bene raro, che si può conquistare ma che si può anche perdere.  

Vengono ancora in mente le parole di Primo Levi: “ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando e distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola”.  Parole profetiche quelle di Primo Levi che parlano non solo del nostro passato ma dei rischi e dei pericoli esistenti.  

Per questo vorrei chiudere col dire, prendendo a prestito le parole di Gustavo Zagrabelesky, già Presidente della Corte Costituzionale, che “questo è il momento della mobilitazione e della responsabilità”. Raccogliamo queste parole, le stesse parole usate ieri da don Gallo intervenendo davanti a trenta mila ragazze e ragazzi convenuti a Genova nel decennale delle contromanifestazioni del G8. Ridiamo senso e significato a parole come libertà, democrazia, uguaglianza, pace, dignità del lavoro, priorità dei beni comuni!

Proprio per questo, e chiudo, il significato di essere qui è anche nel senso di un giuramento di fedeltà alla nostra Costituzione antifascista e in virtù di questo giuramento vorrei chiudere molto semplicemente con parole che in questi tempi duri, complicati penso siano più che mai di grande, grandissima attualità: “Ora e sempre Resistenza”.

Questo è il miglior tributo che possiamo dare alla vita e al sacrificio di tanti combattenti per la libertà e la giustizia.

W LA RESISTENZA ANTIFASCISTA!

W LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA!

                                                       

                                                                          Ezio Locatelli                      

                                                                                                                      

Colli di San Fermo, 24 luglio 2011

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