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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | July 19, 2018

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DOPO LA FESTA DELLA R@P: IMPARARE DALLE RIVOLTE, PER LA COOPERAZIONE DELLE PRATICHE

(1-11.06.2011) MONTEMORLI – POGGIBONSI – SIENA. DOPO LA FESTA DELLA R@P: IMPARARE DALLE RIVOLTE, PER LA COOPERAZIONE DELLE PRATICHE

Un filo comune che unisce la battaglia innescata a Brescia contro la “sanatoria truffa” e che sta costringendo il governo a continui ribaltamenti, con i percorsi di accoglienza e di inclusione sociale che si vanno realizzando, in contesti diversi con chi è arrivato in questi mesi dalla Tunisia come dalla Libia, questo il quadro che ha visto diverse realtà confrontarsi a Poggibonsi, alla festa della Rete per l’Autorgazione Popolare (R@P). Un dibattito a tratti aspro, ma fruttuoso perché riconnettere vertenze diverse, volendo interrompere la spirale micidiale della tendenza alla polverizzazione dei conflitti, non era affatto cosa scontata.

Chi è intervenuto, da Lampedusa a Brescia, passando per i diversi fronti, doveva tentare di porre gli elementi nodali vissuti nel proprio territorio, come tessere di un mosaico più vasto che può portare a ridefinire in maniera molto più ambiziosa il rapporto con gli scenari migratori in Italia. Le rivolte arabe, così come il mantenimento di un livello vertenziale in ambito lavorativo e di esigibilità dei diritti, mostrano l’embrione di una nuova condizione migrante su cui sarebbe scellerato non intervenire. Se le generazioni precedenti – la questione è anche generazionale – accettavano in maniera anche fatalista condizioni di sfruttamento e di precarietà i nuovi soggetti cominciano ad imporsi con la propria determinazione soggettiva. Ragazzi e ragazze che giustamente pretendono standard relazionali paritari, che non vogliono pagare, più di quanto abbiano pagato nei propri paesi gli effetti della crisi, che aspirano a condizioni di libertà e di dignità rispettate.

I racconti che si sono susseguiti hanno descritto un paese nascosto, fatto di occupazioni di stabili per rivendicare il diritto all’abitare, di dinamiche resistenziali contro gli enti di prossimità – amministrazioni locali, prefetture, questure, consolati – dove le rivendicazioni assumevano carattere concreto e determinato, non limitato a episodi sganciati dal contesto nazionale. Restando con i piedi per terra, si è parlato di elementi embrionali da cui possono sorgere nuove e più articolate modalità di intervento politico. L’assistenza, l’inclusione sociale, i percorsi di autoaffermazione e di auto organizzazione, non trovano oggi grande ascolto nelle forze politiche e dell’associazionismo tradizionalmente impegnato su questi temi. Al rattrappirsi delle strutture tradizionali, si va sostituendo un lavoro capillare e deciso, che in alcuni territori vede ancora partecipi forme precostituite, vedi i forum e le reti antirazziste, o realtà come “Diritti per tutti” in altri vedono la collaborazione, nel mantenimento della piena autonomia di Brigate di Solidarietà Attiva, centri sociali, soggetti individuali, forze politiche come il Partito della Rifondazione Comunista. Un contesto ancora da costruire, fondato sulla pluralità su relazioni paritarie, su interscambi a rete aperti a 360° senza nessuna pretesa di rappresentanza totalizzante. Un percorso aperto ancora in fieri ma un passaggio ineludibile. Se vogliamo prendere a modello le rivoluzioni del mondo arabo, come paradigma di una ridefinizione dell’area euro mediterranea, se si vuole pensare alla rivolta e al cambiamento come questione possibile e necessaria per il XXI secolo, incontri come questo possono essere uno dei punti di partenza da non disperdere ma da amplificare.

Stefano Galieni

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