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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 19, 2017

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“2 SI’” PER L’ACQUA BENE COMUNE: INTERVISTA A R. FUMAGALLI SUL REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO

I due quesiti hanno principalmente due finalità: fermare la privatizzazione dell’acqua e far rimanere fuori i profitti dall’acqua.

Nello specifico il primo quesito propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Il governo Berlusconi vuole, infatti, affidare la gestione del servizio idrico ai privati.

Il secondo quesito si propone di impedire ai privati, abrogando il comma 1 dell’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006, di ottenere profitto dalla gestione dell’acqua. Il comitato promotore spiega che questo comma “consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio”

Per capire meglio i quesiti del referendum che si terrà il 12 e 13 Giugno e  le motivazioni  per cui è importante votare due volte “SI” , Ettore Trozzi dei Giovani Comunisti di Bergamo ha intervistato Roberto Fumagali, Vicepresidente del “Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua”.

Ettore Trozzi: Non si parla molto del referendum sull’acqua pubblica, come spiegherebbe i due quesiti ad un giovane?

Roberto Fumagalli: Attraverso due slogan semplicissimi: “fuori i mercanti dall’acqua e fuori i profitti dall’acqua”. Quello che vogliamo evitare è che la gestione degli acquedotti finisca nelle mani della speculazione finanziaria, perché in questo modo non sarebbe più controllabile dai cittadini.  E’ importante ricordare che l’acqua è un diritto e lo dichiara anche l’ONU.

ET: Mentre il decreto “Ronchi” del governo, cosa prevede?

RF: Il decreto “Ronchi” considera l’acqua una merce che quindi deve essere gestita da società private secondo logiche di profitto e non  un diritto dei cittadini. I quesiti referendari vogliono cancellare questa legge.

ET:  Continui…

RF: Sottraendo l’acqua dalle aspirazioni di chi ricerca solamente un guadagno, questi quesiti porrebbero la base per un percorso di vera ripubblicizzazione dell’acqua. I cittadini attraverso gli Enti locali devono poter controllare liberamente questo servizio pubblico. Oggi questo non è possibile perché la legge “Galli” (legge 5 gennaio 1994 n. 36 ha sancito il principio in base al quale tutto il costo della gestione del servizio idrico deve essere caricato sulla bolletta e non é più sulla fiscalità generale) ha avviato alle privatizzazioni che consegnano la gestione dell’acqua alle società private. Gli effetti della privatizzazione dell’acqua prevedono aumenti ingiustificati delle bollette e delle tariffe. Mentre invece la rete idrica nazionale avrebbe bisogno di ingenti investimenti, stiamo parlando di 40-60 miliardi di euro. Questi soldi non li porteranno i privati e gli investimenti tanto promessi dalla propaganda del governo non si sono ancora visti.

ET: Mi pare di capire quindi che il referendum sia solo il primo passo per una lotta per ripubblicizzare l’acqua…

RFIl referendum è il primo passo, quello che viene dopo è rivedere la legge quadro. Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua hanno raccolto le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare, che è già sul tavolo dei due rami del parlamento, ma non è stata ancora presa in considerazione ne dalla maggioranza ne dall’opposizione. La nostra legge, che ognuno può consultare sul nostro sito internet, dice che l’acqua è un diritto, un bene comune e può essere gesitita solo da comuni con la partecipazione dei cittadini. Questo è  l’opposto di quello che si fa oggi.

Puoi leggere questo ed altri articoli dal sito internet di Ettore Trozzi: iesperanto.eu

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