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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | September 24, 2017

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Lettera aperta alla Confindustria: la lumpen-borghesia italiana

di Ezio Locatelli e Ugo Boghetta  Bergamo 3 maggio
Il 7 maggio Vi riunite qui a Bergamo dove negli ultimi 2 anni si sono persi oltre 5000 posti di lavoro,oltre 10.000 lavoratori e lavoratrici sono in cassa integrazione e decine di migliaia di giovani stanno perdendo la speranza di un futuro lavorativo.Vi riunite qui in Lombardia, ormai l’ex locomotiva d’Italia, dove si va avanti come i gamberi e non da ora , in un’assemblea che definite straordinaria perchè straordinario è il momento.
Assemblea  dove intendete avanzare le vostre proposte per “fare un’Italia nuova” nella presunzione di rappresentare “non solo l’impresa, l’economia, ma il paese tutto”. La crisi del governo vi autorizzerebbe a denunciare di essere stati “lasciati soli”. Certo Berlusconi è in fase di calante credibilità ad affrontare i problemi del paese, ma quando mai è stato in grado di farlo? Più in generale c’è sicuramente un problema delle classi dirigenti di questo paese, ma voi ne fate parte.
Voi non siete la soluzione voi siete il problema.


Ma davvero siete stati lasciati soli? Avete sostenuto tutti i governi e sono oltre venti anni, e non andiamo oltre, che avete avuto tutto e tutti a favore: concertazione,  privatizzazioni,   precarizzazione sempre più completa dei rapporti di lavoro, finanziamenti e soldi a pioggia senza mai dover dare conto a nessuno (e non parliamo solo di Fiat). Voi, insieme ai  tanti, avevate detto che con la scala mobile si avrebbe avuto più contrattazione, che con la concertazione si sarebbe difeso il salario, che il taglio delle pensioni sarebbe servito a dare una pensione ai giovani, che con la precarietà i giovani avrebbero avuto più opportunità, che con le privatizzazioni e liberalizzazioni avremmo avuto servizi più efficienti e tariffe più basse. Nulla di questo è accaduto.
Anzi è successo il contrario, ben prima del difficile momento attuale. La crisi, i lavoratori ed i giovani, la vivevano da un bel pezzo. I salari sono diventati i più bassi d’Europa. La flessibilità è diventata, come era vostro obiettivo, precarietà. Ma per voi questa non era crisi, era la normalità. Era ciò che voi volevate  per  competere sul mercato, non con la qualità dell’economia ma con bassi salari, bassi diritti, frammentazione sociale. Voi credete di essere credito rispetto al paese, credete di esserne il meglio. Ma quale merito c’è in tutto ciò? È inoltre evidente a tutti che per ottenere bassi salari, precarietà, pochi diritti occorre dividere i lavoratori, impedire l’esercizio della democrazia nei posti di lavoro, anche in tutto questo non siete stati soli. Avete trovato tanti complici. E fra questi, purtroppo, ci sono anche i sindacati confederali. A volte tutti insieme, come nella concertazione, a volte solo Cisl e Uil, come negli accordi separati. Accordi sui quali non si fanno i referendum, come invece accade a Pomigliano a Mirafiori dove si sottopongono al voto aspetti   non  disponibili e sotto il ricatto del posto di lavoro.  E vi stupite che nonostante il ricatto tanti  lavoratori votino no. Avete troppo presto e troppe volte dato per spacciata la lotta di classe.
Ora siete voi che scegliete i sindacati con cui contrattare: complici appunto. E  quando un sindacato difende coerentemente e banalmente i lavoratori  montate campagne infami contro gli estremisti. A vostro favore avete avuto spesso anche  una giustizia del lavoro: troppo assente. Ma quando questa non può che dare ragione ai ricorsi della Fiom o condanna i padroni della Thyssen per omicidio cosa dite? Fate come Berlusconi pensando a magistrati delle BR?
Sono le lavoratrici ed i lavoratori ad essere stati lasciati soli, anzi hanno avuto tutti contro. Denunciavate e denunciate: ”lacci e lacciuoli” ma sono i lavoratori ad avere le mani legate e la pistola del ricatto puntata addosso.
Vi spacciate per democratici, ma la vostra democrazia, la vostra adesione alla Costituzione finisce dove finiscono i vostri interessi di classe: vostri non del paese.
La nostra democrazia repubblicana è basata sul lavoro. Se voi svilite i lavoratori, attaccate la democrazia. Del resto le modifiche dell’articolo 41 della Costituzione questo vogliono cambiare: la centralità dell’impresa e del mercato. Bella Repubblica, bella democrazia!
Voi ciarlate di “liberare  il mercato” ma in realtà andate a guadagnare dove questo è sicuro e garantito: privatizzazioni, appalti pubblici, grande distribuzione. Siete dei palazzinari.
Avevate anche raccontato che con il liberismo avremmo avuto (tutti noi) un grande avvenire: un nuovo rinascimento. Ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti: siamo nella crisi più nera. Una crisi che pagano le classi popolari dell’Europa e, per rimanere vicino, del nord Africa. Anche qui le vostre guerre non sono la soluzione ma il problema. La mercatizzazione di tutto, le regole fatte dalla grande finanza, sono fra le cause principali dello stato di cose presente. Per altro sono ormai indistinguibili industria, finanza, speculazione. Non ci sono titoli tossici: è il sistema nel suo complesso che è intossicato, che funziona inevitabilmente in modo drogato. Voi questo avete liberalizzato: la droga pesante. E questo sistema “funziona” perchè c’è un prestatore di ultima istanza: lo Stato. E’ “pantalone” che paga  i vari crac finanziari. E paga tutti i giorni con i tagli allo stato sociale, ai salari, ai diritti , perchè questo modello è basato sull’instabilità finanziaria perenne e la feroce concorrenza sul costo del lavoro. Ciò produce una crescente distanza fra redditi e rendite. Questa vi ha fatto e vi fa arricchire da anni ed anche oggi, mentre un numero sempre più grande di persone si impoverisce. Da una decina di anni, infatti, non basta essere lavoratore per non essere povero.  E quale sarà la situazione di giovani che lavoreranno una vita da precari, con salari da precari, che avranno una pensione (la chiamiamo ancora così?) da precari? E quando saranno genitori non potranno aiutare i figli come, invece, accade ora. Li chiamano bamboccioni, ma non è colpa loro se in Inghilterra il 20% sta in famiglia contro il 73% dell’Italia.
Voi siete diventati più ricchi, ma i vostri lauti profitti solo in minima parte, non più di un terzo, li avete reinvestiti nelle aziende e nella ricerca. Dove sono finiti gli altri se non nei paradisi fiscali?
Dov’è il mercato che alloca  in modo sapiente ed efficiente le risorse? Il mercato è come la giustizia che dovrebbe essere cieca e neutrale ma ci vede benissimo. E guarda solo voi. Già dov’è finita tutta la prosopopea della “responsabilità sociale dell’impresa”!? Siete ultimi nell’OCSE! E non potete più richiamarvi nemmeno all’etica del lavoro vostro, del sacrificio vostro, siete dei dissipatori.
Non è questa l’Italia che vogliamo.
E non potete ergervi a salvatori della patria. Proponete le solite ricette.
Le relazioni industriali che volete le conosciamo: Marchionne ed accordi separati “cantano”. La produttività, la concorrenza, il marcato sono i pretesti e le mannaie che brandite contro ogni diritto e ruolo dei lavoratori.
Volete finanza e credito,  ma i problemi nascono dal sistema tossico che avete  imbastito per arricchirvi senza produrre! Certo affermate che è necessario abbassare le tasse sul lavoro, quindi anche per i lavoratori, ma voi, le tasse, ve le siete già abbassate con l’evasione e l’elusione. E la corruzione ( 65 miliardi l’hanno) nelle tasche di chi finisce?  Per abbassare le tasse sul lavoro, com’è giusto, è dunque necessario che tutti paghino le tasse: a partire da voi. E se riconoscete che c’è un problema salariale, non siete forse voi che dovete pagare gli aumenti?  Ma con la la fine del contratto nazionale, una contrattazione decentrata che non riguarda più del 10% dei lavoratori, l’incipiente estensione del contratto individuale, i salari sono destinati a diminuire ancora. Affermate che i soldi non ci sono ma che ne dite delle liquidazioni di Romiti (101 miliardi), di Profumo (40), di Geronzi (16 + 20). e sono solo alcuni esempi.
Volete investimenti nel mezzogiorno, ma tutte le volte che avete avuto benefici per impiantare attività al sud avete preso i soldi e siete scappati. Volete nuove infrastrutture, ma sarebbe necessario fare quelle utili, ad esempio, cambiando il trasporto locale e quello delle merci o investendo nelle energie rinnovabili. Al contrario si scelgono opere che servono a chi le costruisce, cioè a voi, come la Tav, il Ponte sullo Stretto, le centrali nucleari. Citate l’ambiente ma ogni volta che c’è una regolazione in sua tutela ambientale lanciate alti lai. Per voi l’ambiente, come la sicurezza sui posti di lavoro, è un costo.  Per voi l’ambiente è solo un luogo da inquinare con aziende a bassa qualità, con infrastrutture spesso inutile e mal fatte.
Proponente di sburocratizzare e semplificare. Chi non può essere d’accordo: troppe scartofie, troppi enti di controllo. Ma, in realtà, ciò che volete è il laisser faire, la deregulation. Del resto ne sa qualcosa la Signora Marcegaglia che sembra non vedere un Ispettore del lavoro da anni. Vi lamentate dei controlli. Certo perchè l’80% delle aziende controllate non sono in regola!
E a proposito di giovani, crediamo che ancora una volta li si prenda in giro  parlando di merito e opportunità e di valore del fattore umano. Quando si smantella la scuola pubblica, quando, come accade oggi, il 75% viene assunto in forme precarie, quale merito e quale opportunità vi possono essere oltre la raccomandazione? Quale valorizzazione del fattore umano vi può essere con la precarietà?
E per finire, il vostro ottavo tema: la ricerca, è un nano come tutti gli altri. Investite in ricerca lo 0.5%. Ogni commento è superfluo.
Non siete credibili. Le vostre proposte sono “minestra riscaldata”. Nessuna di queste è all’altezza dei problemi. Il vostro modello non permette di utilizzare tutte le risorse, umane in particolare, di cui è ricco questo paese. A partire dai giovani ricercatori che se ne vanno all’estero.
Il fatto è che voi non siete la soluzione voi siete il problema e non da oggi, ma in tutta la storia del nostro paese. Voi avete esaurito la spinta propulsiva; se mai l’avete avuta. Del resto è stato l’intervento pubblico di Iri, Eni, la nazionalizzazione dell’Enel, a consentire il decollo industriale del paese.
Siete una lumpen-borghesia, una sotto-borghesia.
E per questo state creando un sotto-proletariato: per non avere nessuno all’altezza di un’alternativa possibile.
Voi, proprio per questo, più di altre borghesie europee, dimostrate che c’è un problema di fondo da risolvere, da rimuovere. Sempre più la produzione ha un valore sociale, ha una dimensione collettiva: la finanza, fatta di risparmi e di fondi pensioni, la conoscenza, l’uso delle infrastrutture materiali ed immateriali, l’ambiente, l’energia. Perchè questo patrimonio collettivo, questo bene comune deve essere privatizzato?  Perchè un soggetto fondamentale della produzione, quale il lavoro, viene escluso dalle decisioni nell’economia come nella politica? La libera impresa era progressiva quando si opponeva all’ottusa e conservatrice aristocrazia, ma ora il limite allo sviluppo del benessere e della democrazia, della tutela ambientale siete voi.
Per questo è necessario costruire un’alternativa uscendo dalla precarietà e ricostruendo la riunificazione del mondo del lavoro nel suo multi-universo attuale, ivi comprese il lavoro autonomo, e chi nella filiera è una piccola, un artigiano di fatto dipendenti da meccanismi multinazionali.   Per questo è necessario che la finanza, le Fondazioni siano ri-pubblicizzate e rispondano all’interesse dei più. Per questo è necessario un nuovo e diverso intervento pubblico, una nuova sfera pubblica sotto controllo democratico. Un nuovo e diverso intervento pubblico per nuove e diverse politiche industriali basate su tecnologie pulite, energie rinnovabili, nuovi materiali. E la ricerca non può che essere pubblica. Senza uguaglianza come senza il Pubblico non c’è democrazia.
Solo un nuovo e diverso intervento pubblico può costruire un assetto economico di qualità.    Solo così può essere attivato un mercato interno (oggi i ricavi sono doppi nell’export) che non può essere rilanciato sui soli consumi privati.
Solo così i giovani in Italia possono, rimanere e avere un futuro positivo. Solo così le donne possono sperare di avere pari opportunità e scegliere i tempi della maternità. Solo in questo modo possono essere garantiti salari e pensioni decenti. Solo così può essere difeso ed ampliato quello stato sociale che dove è efficiente ha contributo alla tenuta nella crisi. Solo la sicurezza del posto di lavoro consente la tutela  della salute sul posto di lavoro: se non ricattato, infatti, il primo controllore della salute è il lavoratore stesso. Ciò significa cambiare le relazioni sindacali: tutelare i contratti nazionali, rendere effettiva la contrattazione su salario, orario, condizioni e organizzazione del lavoro (in azienda e nella filiera).
Per questo la democrazia deve partire dai luoghi di lavoro e deve essere esigibile attraverso una legge.
Il declino del nostro paese non è inevitabile. Per questo vogliamo un’altra Italia.

Ezio Locatelli portavoce della Federazione della Sinistra Bergamo
Ugo Boghetta portavoce  della Federazione della Sinistra Lombardia

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