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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | December 17, 2017

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Provincia di Bergamo. Bilancio 2011

PROVINCIA, BILANCIO 2011: L’INCAPACITA’ DELLA LEGA BERGAMASCA DI CONDIZIONARE LE POLITICHE NAZIONALI

Intervento nel consiglio provinciale del consiglierePaolo d’Amico, Sinistra Per Bergamo (Prc, Pdci, Sd)

Premessa

Le autonomie locali, i Comuni, le Province, sono un punto di riferimento fondamentale per la costruzione di un nuovo stato e di nuove forme di democrazia.

La nostra società attraversa oggi una fase di profonda trasformazione in senso negativo. Chi subisce maggiormente le conseguenze delle contraddizioni prodotte dalla crisi economica sono le aree territoriali periferiche.

Dismissione di svariate attività produttive, licenziamenti, sospensione degli investimenti , dei trasferimenti e della conseguente programmazione amministrativa: tutto ciò si riflette, oltre che sulle quotidiane condizioni di vita dei cittadini, anche sul restringimento del welfare state. Meno risorse = meno servizi.

Ma il progresso della società passa necessariamente tramite la graduale capacità degli enti locali di governare con efficienza il territorio di competenza, consolidandolo nella fase programmatoria e nella capacità di investimento.

Il patto di stabilità

Ebbene, è anzitutto di fronte ai grandi e impegnativi compiti dei Comuni e delle Province che consideriamo inaccettabili le scelte che il governo nazionale (Pdl, Ln) ha fatto con la legge finanziaria. Occorre parlar chiaro e senza mezzi termini, si porta un attacco insopportabile agli enti locali.

Non si può scambiare, se non per una inammissibile mistificazione, un giusto criterio di efficienza contabile col dogma degli equilibri di bilancio imposti dai santuari europei della globalizzazione.

Il più difficile compito che abbiamo oggi dinanzi è proprio quello di coordinare l’esigenza di mantenere un bilancio statale governabile nella tempesta della crisi economica e quello della valorizzazione della dimensione locale e delle autonomie.

Un compito che i partiti di governo stanno declinando nel peggiore dei modi, con l’esito certo di produrre processi di degrado della vita civile ed esasperare particolarismi locali e contrapposizioni etniche.

Lo spauracchio della tenuta dei conti è il cavallo di Troia per continuare a far pagare la crisi a chi non l’ha provocata. I criteri introdotti dal patto di stabilità creano quindi le condizioni nel nostro paese per aumentare le disuguaglianze sociali, facendole ricadere principalmente su Comuni e Province.

La propaganda e le responsabilità

Tutto ciò contrasta con la propaganda dei partiti di governo che hanno conquistato i consensi elettorali attraverso le parole d’ordine della difesa del territorio e della valorizzazione delle autonomie locali. Mistificazioni!

E non ci si venga a dire che tutto troverà soluzione con il federalismo fiscale.

Infatti, il tanto discusso federalismo fiscale non farà altro che aggravare ulteriormente la situazione, con gravi ripercussioni sul tessuto sociale del paese e sul suo livello di democraticità: si acuiranno ulteriormente le diseguaglianze sociali e territoriali, con conseguenze devastanti per le condizioni dei cittadini delle zone meno “virtuose” che avranno sempre meno servizi garantiti e dovranno sopportare aumenti indiscriminati delle imposte fiscali, già oggi insostenibili.

Federalismo fiscale con l’aggiunta dei nuovi criteri introdotti dal patto di stabilità vuol dire semplicemente creare le condizioni per l’arretramento della qualità della vita dei cittadini e per determinare un sistema di welfare segmentato che apre la strada all’abbattimento su base territoriale del costo del lavoro e alla destrutturazione dei contratti nazionali.

E’ questo un unico disegno che utilizza la crisi per abbattere i diritti dei lavoratori e le garanzie sociali dei cittadini.

In realtà, il modo per liberare miliardi di euro da destinare alla spesa sociale ci sarebbe: basterebbe una riforma fiscale basata sul principio della progressività, una lotta “vera” all’evasione fiscale, la tassazione sui grandi patrimonio e la riduzione delle spese militari a partire dal ritiro delle truppe in Afghanistan.

Se fossimo governati da forze politiche responsabili e intellettualmente oneste si aprirebbe la possibilità di chiedere una svolta nel governo dell’economia: subito lo scorporo delle spese sociali dal patto di stabilità, risorse, per fare un semplice esempio, finalizzate a rispondere alla emergenza casa, interventi di sostegno per le categorie sociali maggiormente colpite dalla crisi.

Insomma è irresponsabile separare l’obiettivo della ripresa economica da quello del mantenimento della coesione sociale e della reale autonomia dei territori.

La Provincia di Bergamo

Il dibattito di oggi sul bilancio di previsione 2011 della Provincia di Bergamo sta tutto all’interno del perimetro delineato: l’incapacità da parte della Ln bergamasca di condizionare le politiche nazionali a vantaggio delle autonomie locali e di costruire un percorso virtuoso finalizzato a programmare il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Tutto si è risolto, durante i mesi successivi all’estate, nell’enunciazione propagandistica di slogan che evaporano alla prima prova concreta: Padania, federalismo, lotta all’immigrazione.

Ecco le parole d’ordine che nascondono l’incertezza su una idea di territorio e di società che faccia stare meglio i cittadini nel contesto civile e ambientale.

Avanti poi con il pretesto valido per contenere le frequenti situazioni di difficoltà: l’eredità bettoniana (con lo spartito, che sta diventando un po’ monotono, delle società partecipate).

Ecco la perenne giustificazione alla sostanziale difficoltà a delineare un progetto amministrativo finalizzato ad affrontare coerentemente una le cause delle reali emergenze che vive il territorio bergamasco.

Poi il bilancio vero e proprio che si fonda su un sostanziale vuoto pneumatico:

- le alienazioni molto teoriche e poco realistiche;

- la previsione altrettanto teorica dei tributi;

- i bilanci in prospettiva di consolidata perdita delle partecipate.

Infine, il limite più grave di questa stagione politica della Provincia è l’accettazione di un modello di sviluppo diventato incompatibile con l’ambiente e con lo sviluppo futuro.

Un modello che inquina il territorio, cementificandolo e considerando come opzione privilegiata l’espansione della viabilità tradizionale. E che inquina l’ambiente, sussumendolo alle proprie priorità di profitto, senza essere poi in grado di riparare i danni.

In relazione col limite delineato, tentiamo di declinare in controtendenza alcune delle questioni paradigmatiche per Bergamo, da affrontare attraverso un’ attenta programmazione a medio termine:

  • L’aeroporto di Orio: ha da tempo raggiunto la saturazione del traffico; nonostante ciò sia palesemente in contraddizione con le reali esigenze dei cittadini che abitano nei quartieri limitrofi, si prospetta un ulteriore incremento dell’attività aeroportuale;noi pensiamo al contrario che sia urgente procedere ad un ridimensionamento dell’attività aeroportuale attraverso uno stretto rapporto di sinergia con Brescia-Montichiari e Ghedi.
  • Il tema della mobilità: l’attività programmatoria della Provincia è concentrata sulle grandi infrastrutture, rinunciando così di fatto ad affrontare il tema rilevante della riconversione sostenibile della mobilità. Perchè non considerare l’idea dello sviluppo della piste ciclabili, non solo come attrattiva turistica, ma anche come servizio per chi vive sul territorio, utilizzandole per gli spostamenti casa-lavoro o casa-scuola ? Perchè non sollecitare le altre Province e la Regione ad approntare una grande campagna a favore della riqualificazione del trasporto pubblico, così degradato a causa della pochezza di investimenti e, quest’anno, dalla scure del patto di stabilità ?
  • La cura del territorio: manca una progettazione finalizzata a contenere il degrado del territorio specialmente nelle aree montane; i primati negativi del rischio idrogeologico nel territorio lombardo sono detenuti dalle province di Sondrio (99% dei comuni a rischio idrogeologico) e di Bergamo (75%); si manifesta quindi con sempre maggiore evidenza l’urgenza di programmare un’opera di prevenzione attraverso la quale affermare una nuova cultura del suolo e del suo utilizzo, scegliendo come prioritaria la sicurezza della collettività e mettendo fine agli usi speculativi e abusivi del territorio; investimenti per la manutenzione dei boschi e delle aree abbandonate (incentivare la formazione di cooperative ecc.).
  • L’Agricoltura: è urgente delineare un modello di sviluppo finalizzato a rendere compatibili le esigenze del mondo agricolo con quelle dell’ambiente e della salute;privilegiare la filiera alimentare “corta”, attrezzando luoghi di mercato per i prodotti del circondario; cancellare ogni possibilità di consumare altro suolo agricolo; incentivare il recupero e la riqualificazione delle aree degradate.

Paolo D’Amico consigliere provinciale - SINISTRA PER BERGAMO ( Prc,Pdci,Sd)

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